10 marzo 2016
Appunti per il progetto pastorale
Dopo l’incontro a gruppi del Consiglio Pastorale e degli Operatori Pastorali stendo qualche appunto sul quale è doveroso confrontarci, tenendo presente anche la relazione del gruppo di Mariadele, Mimma, Raffaella …
1.Il volto della nostra parrocchia
Gesù entrò nella città di Gerico e attraversava la città.
Anche noi abbiamo cercato di attraversare la nostra parrocchia cercando di conoscere il suo volto, lasciandoci guidare dalla cinque parole che descrivono la Chiesa di Gesù.
1). La sequela
La comunità nasce dall’ascolto e dalla risposta alla Parola di Dio.
Nella Chiesa degli apostoli si viveva insieme come fratelli perché si ascoltava la Parola.
Nella nostra parrocchia si sta cercando di dare importanza e spazio all’ascolto della Parola di Dio.
Ci si sta rendendo conto che é necessario l’ascolto della Parola perché la parrocchia esista, viva.
Ci sono dei momenti abbastanza precisi: la scuola della Parola, mensile, la catechesi che fa sempre riferimento alla Parola di Dio, l’omelia diffusa con lo strumento della circolare ….
Si fa ancora fatica, però a credere nella forza della Parola, che l’uomo è fatto per la Parola e ritrova se stesso nell’ascolto della Parola; che il cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti, di abitudini, di tradizione, di devozione. I gesti e le abitudini sono utili, se nascono da una convinzione interiore. Senza libera convinzione interiore non c’è cristianesimo, non vive una comunità.
Si fa fatica a credere che l’uomo è fatto per accogliere la Parola, che l’uomo è capace di accogliere la Parola e che non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola.
Si fa fatica a credere che la comunità parrocchiale si costruisce attorno all’ascolto della Parola: nella nostra comunità si è tentati di credere e di dare più importanza alle cose, alle nostre iniziative, che credere nel primato della Parola. La Parola di Dio rischia sempre di andare in secondo ordine
2) La strada
La parrocchia è una chiesa che vive sul territorio, quindi una Chiesa di tutti, vicina alla vita quotidiana della gente. Della parrocchia fanno parte tutti quelli che vivono su questo territorio-
Possiamo fare nostra l’immagine dell’albero usata dal Card. Martini per descrivere i tutti che appartengono alla comunità parrocchiale.
Ci sono i cristiani della linfa, quelli impegnati, coloro che partecipano abbastanza da vicino alle iniziative e alla vita della parrocchia.
Ci sono i cristiani del midollo, che frequentano la messa con qualche regolarità, che contribuiscono magari economicamente alle necessità della Chiesa ( c’è molta generosità), però non collaborano direttamente alla costruzione della comunità. Sono più utenti che impegnati.
Ci sono poi i cristiani della corteccia, che vivono marginalmente rispetto alla comunità cristiana. In numero sempre più crescente ci sono gli allontanati della prima generazione, cioè coloro che sono stati educati cristianamente, ma da tempo hanno abbandonato la Chiesa.
Ci sono infine i lontani della seconda generazione, pure in crescendo, che non sono stati educati cristianamente, che sono indifferenti, hanno ricevuto i sacramenti, ma poi si sono allontanati, oppure non hanno mai avuto alcun contatto serio con la Chiesa e alcuni non sono neppure battezzati.
Questa lettura può aiutarci a leggere la situazione del nostro territorio.
Possiamo fare anche qualche sottolineatura particolare
3) La Cena eucaristica
La celebrazione dell’eucaristia deve diventare il centro della vita della parrocchia, il punto di arrivo e il punto di partenza della vita della comunità parrocchiale.
4) La missione, nel mondo
La nostra comunità parrocchiale non può rimanere chiusa nelle sue celebrazioni, nella sue strutture aspettando che la gente venga, lamentandoci se la gente non viene.
La nostra parrocchia deve diventare sempre più un Chiesa in uscita
Per essere una chiesa in uscita la nostra parrocchia deve abbandonare il comodo criterio del “si è sempre fatto così” e diventare una chiesa creativa, audace, che ripensa l’uso delle sue strutture dando regole precise perché siano esclusivamente al servizio della missione, cioè dell’annuncio del Vangelo; rivede lo stile del suo agire, del suo fare, non deve avere a cuore il potere, ma il servire
Per essere una Chiesa in uscita la nostra parrocchia non deve fare preferenze di persone, deve essere vicina ai poveri, non usare più il linguaggio “ i nostri” “i loro”; abolire la distinzione “vicini, lontani”, ma cercare di creare legami di prossimità con tutti, evitando di giudicare, di mormorare.
Per essere una Chiesa in uscita la nostra parrocchia deve continuare ad avere a cuore quello che succede nel mondo . C’è un buon lavoro fatto dal gruppo missionario. È necessario aprirci ai problemi della società; educare all’impegno sociale. È necessario aprirci sempre di più alle chiese del territorio
Per essere una Chiesa in uscita la nostra parrocchia deve testimoniare di più l’amore gratuito: occorre far respirare la gratuità in tutto quello che si fa. La gratuità è sorgente di libertà.
5) Crocifisso
La nostra parrocchia deve tenere alto il Crocifisso, cioè il volto di Dio che ama per primo, che ama sempre gratuitamente, che perdona che dà agli ultimi operai, quelli dell’ultima ora, la stessa paga dei primi.
È necessario correggere perché ancora molto presente, l’idea del Dio giusto, del Dio che castiga, del Dio che si deve meritare, del Dio che si vendica.
È necessario portare avanti l’immagine di una Chiesa (parrocchia) che serve, che non si fa lavare i piedi, che non cerca privilegi, né potere, ma una Chiesa umile capace di ospitare l’umanità di oggi con le sue domande, i suoi tentativi, i suoi dubbi; una Chiesa dove ognuno si sente accolto nella sua ricerca; una Chiesa che non sa tutto, che si pone domande, che riconosce la sua fragilità, una Chiesa che restituisce fiducia alle capacità umane, che lascia spazio all’inquietudine umana, quasi la custodisce; una Chiesa che si pone dentro l’attesa dell’umanità e custodisce l’attesa di Dio, impedendo di rinchiudere la rivelazione di Dio nei propri schemi.
È necessario costruire una comunità che cerca di vivere il comandamento dell’amore “amatevi reciprocamente come io vi ho amati”. Il “come io” vuol dire che riusciamo, che è possibile volerci bene fra di noi, superando tutte le divisioni presenti nella comunità perché nella comunità è presente la sua Croce, cioè circolare l’amore che si dona.
(Ecco un piccolo schema su come continuare, a stendere il progetto pastorale sul quale è necessario lavorare in gruppo)
2. Il sicomoro, i desideri della nostra parrocchia
Zaccheo desiderava vedere chi fosse Gesù … salì su un sicomoro
Anche nel cuore della nostra parrocchia c’è il desiderio di vedere Gesù che passa.
È necessario come Zaccheo salire sul sicomoro e mettere a fuoco i grandi desideri che sono nel cuore della nostra parrocchia. Occorre uscire dal quieto vivere, dal tutto scontato, dal sentirsi a posto e lasciarci interrogare, ascoltare le domande vere, i desideri grandi che sono nel cuore della nostra comunità.
Noi siamo chiamati a riscoprire, rivivere e attualizzare il modo di vedere, giudicare e agire degli Apostoli, dei primi discepoli; i loro atteggiamenti e le loro scelte, il loro amore per il Signore Gesù, la loro obbedienza al Padre, la loro docilità allo Spirito santo, la loro costante attenzione alla Parola, la carità creativa verso i fratelli, lo slancio missionario.
Possiamo riassumere i desideri della nostra parrocchia attorno a tre parole:
3. La cena eucaristica
Gesù guardò in alto e disse: Zaccheo, oggi, devo fermarmi a casa tua
Gesù cerca la nostra comunità , si autoinvita, annulla ogni distanza.
Gesù cerca la nostra comunità quando si raduna per celebrare la cena eucaristica.
L’Eucaristia, prima di essere qualcosa che noi facciamo, prima di essere un’azione della Chiesa è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge; è il Signore che dalla Croce ci attira o, meglio ancora, oggi, storicamente ci raggiunge, ci invita.
L’Eucaristia è la Pasqua che supera la storia e si rende contemporanea a noi, alla nostra comunità; è l’amore infinito del Padre, presente nella morte e nella risurrezione di Gesù, che ci raggiunge.
L’Eucaristia è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge, ci tocca, ci prende, ci afferra cerca, cerca di plasmare la vita della parrocchia di quello spirito di gratuità da cui essa è nata.
La Pasqua è espressione della gratuità di Dio, del dono gratuito, del perdono gratuito, della misericordia, della prossimità. La gratuità è il fiore del Vangelo. La gratuità è il Vangelo. Il vangelo è buona notizia gratuita, è Dio che ama gratuitamente, che perdona gratuitamente di sua iniziativa, prima che noi glielo chiediamo, che viene a cercarci prima che noi cerchiamo Lui. La Chiesa nasce da questi gesti di gratuità. Attorno all’Eucaristia diventiamo un cuor solo e un’anima sola.
L’Eucaristia è il punto di partenza e il punto di arrivo della vita della parrocchia.
La comunità parrocchiale rinasce e si costruisce attorno alla Pasqua di Gesù.
Qui alcuni punti vanno sottolineati, vanno verificati
Diceva il card. Martini: “è vero che le impressioni non si possono evidenziare con argomenti di ragione. Sono espressioni del cuore. Ma per venire ad alcune piccole cose, ecco: il vostro modo di cantare, di pregare, proprio il ritmo con cui si svolge la liturgia è un ritmo che dice partecipazione del cuore non comune, cioè dice una qualità, uno stile di vita cristiana serio …”
4. La vita nuova della comunità parrocchiale
Zaccheo davanti al Signore gli disse: ecco la metà dei miei beni la do ai poveri
L’incontro cambia la vita di Zaccheo.
Zaccheo trova gioia di donarsi e di sonare.
L’incontro con Gesù cambia la vita della comunità parrocchiale.
La comunità parrocchiale sente di essere chiamata a testimoniare il suo amore.
La celebrazione dell’Eucaristia non si conclude in chiesa, ma si apre alla città, manda sulla strada ad incontrare gli altri, i poveri, a portare a tutti la gioia del Vangelo.
Non dobbiamo dimenticare che giustizia e gratuità sono il frutto dell’incontro con Gesù
Ecco quattro indicazioni per la nostra comunità da verificare, approfondire, completare …
Sono alcune scelte pastorali possibili, da fare ….
Compito della comunità parrocchiale che celebra l’Eucaristia è gettare il seme buono, non preoccupandosi tanto dei frutti, ma di gettare il seme. Questo deve fare la comunità parrocchiale
Oggi la salvezza è entrata in questa casa
Questo lavoro che facciamo deve poter far sperimentare alla nostra comunità l’oggi di Dio.
Vuol dire che la salvezza ci è offerta oggi, che il tempo che stiamo vivendo, malgrado tutte le fatiche e contraddizioni, è sempre l’oggi di Dio che ci raggiunge, che tocca la nostra comunità.