Riceviamo e pubblichiamo questa bellissima lettera da Marta, infermiera in Perù:
Carissimi amici del gruppo missionario di Montevecchia,
è già volato via un altro anno… Siamo alle porte dell’avvento, tempo di attesa, di bilanci dei mesi passati e di propositi per quelli a venire. Sono giorni in cui vorrei poter rallentare un po’ il ritmo e dedicare più tempo alle persone care, soprattutto a quelle più lontane. Così, prima dell’inizio di quelle che inevitabilmente sono le corse pre-natalizie, sono scappata sulla Sierra, proprio con l’intenzione di dedicare un po’ di tempo alla scrittura.
Mi viene naturale pensare con riconoscenza a ciascuno di voi e vorrei potervi raggiungere uno ad uno, raccontandovi un po’ della casa e dei nostri malati.
E’ stato questo un anno un po’ particolare, segnato soprattutto da un lungo periodo (più di 5 mesi) di sciopero dei medici. Le rivendicazioni sono sempre le stesse: aumento dello stipendio, ovviamente, ma anche una forte preoccupazione per la riforma del sistema sanitario in corso, che prevede una importante partecipazione del sistema privato.
Quello che osserviamo noi, accompagnando ogni giorno i nostri malati, è che c’ è stato un affettivo miglioramento nell’organizzazione del SIS, ossia dei fondi che permettono di coprire le spese sanitarie delle fasce più povere della popolazione. È così aumentato il numero delle persone che hanno accesso alle cure. Il problema però è che gli ospedali non sono attrezzati per far fronte a questo aumento dell’utenza, con il risultato che i tempi d’attesa si sono fatti ancora più lunghi, le attrezzature sono insufficienti e le farmacie sono sguarnite di farmaci.
Da questo punto di vista il malcontento della classe medica è sicuramente giustificato, perchè davvero le condizioni in cui i medici si trovano a lavorare sono impossibili.
D’altra parte i nostri malati si trovano ora a pagare le conseguenze di un’interruzione così lunga dell’attenzione medica.
Il disagio non è stato tanto per i malati più gravi, a cui sono state garantite comunque tutte le cure necessarie, quanto per i malati cronici in attesa di interventi chirurgici.
Penso alla signora Beatriz,che attende da maggio un delicato intervento al cuore, che prevede la sostituzione di due valvole cardiache, e la scorsa settimana ha avuto un ictus, peggiorando ulteriormente la sua situazione, già molto precaria. Come lei la signora Victoria (non ancora 50 anni) in cura da anni per artrite reumatoide ed in attesa di una protesi d’anca che le permetta di tornare a camminare. E poi tanti bambini nati con malformazioni congenite, soprattutto ai piedi, che andrebbero corrette il prima possibile.
Non ci resta altra soluzione che cercare di accelerare ora tutte le attenzioni preparatorie agli interventi che abbiamo perso nei mesi scorsi.
L’unico ospedale che ha lavorato praticamente senza interruzione è l’INEN, l’Istituto per la cura del cancro. Il numero dei nostri pazienti in trattamento oncologico è sempre molto alto, più della metà degli ospiti della Casa. Tra questi c’è un gruppetto di più giovani in cura per la leucemia: Erick di Pucallpa (città nella selva amazzonica) ed Elinder, con sindrome di Down, sono quelli che ci danno più preoccupazione per il forte rischio di ricadute della malattia. Al contrario Ronald e la piccola Annalù apparentemente sembra che stiano controllando meglio.
Tra le donne dai 30 ai 50 anni il cancro più diffuso è sempre quello al collo dell’utero, che qui non si opera, ma è trattato con sessioni di radioterapia associata a chemioterapia settimanale. Quest’anno si sono trattate la signora Jovita, Felipa, Constantina, Felicitas e Juana.
La signora Ilaria è qui da un anno per un cancro al seno; Ricardina ha un linfoma; Maria ha un tumore dell’uretra che le provoca forti dolori e non le permette di stare seduta.
Quest’anno i malati che ci hanno dato più soddisfazione per il buon esito delle cure sono stati quelli neurochirurgici. Olga e Rosa avevano due enormi cisti cerebrali, una di origine benigna e l’altra parassitaria, che compromettevano già la vista, il linguaggio e il movimento degli arti. Entrambe hanno recuperato praticamente tutte le funzioni prima compromesse in seguito alla rimozione chirurgica.
Florinda, una ragazza di 16 anni, presentava anhe lei una piccola ciste parassitaria, ma in una zona del cervello molto strategica, infatti non permetteva l’uscita del liquor, provocando l’aumento della pressione all’interno della scatola cranica. Anche questa è stata fortunatamente rimossa senza complicazioni.
Non è stato altrettanto fortunato Zosimo, un uomo di 40 anni arrivato da noi per un tumore benigno cresciuto all’interno del canale vertebrale, dove passa il midollo spinale. È stato operato troppo tardi, quando la massa tumorale aveva già provocato un danno midollare. Così ora Zosimo, l’unico sostegno di una famiglia molto povera, è costretto a vivere tra letto e sedia a rotelle. Siamo molto preoccupate per il suo futuro perché lui aveva a carico la mamma e uno zio, anziani e sordomuti, e in più una sorella molto attiva e sveglia , ma fortemente limitata nei movimenti a causa di una displasia dell’anca. Tutti siamo particolarmente affezionati a quest’uomo: ci commuove molto la sua situazione, ma soprattutto la sua pazienza e mansuetudine nell’affrontare una prova così difficile. Ora siamo in attesa di poterlo ricoverare in un istituto di riabilitazione, dove possano aiutarlo a rendersi il più possibile autosufficiente.
Concludo, facendovi arrivare
i saluti cordiali e i vivissimi ringraziamenti anche di Luisa e Caterina, una ragazza fiorentina che ci ha accompagnate per 6 mesi e che tornerà in italia poco prima di Natale. È stata per noi proprio un bel regalo, per l’affetto e le attenzioni che ha saputo regalare ai malati e a ciascuna di noi.
A tutti voi tanti auguri di
BUON NATALE
e di un SERENO ANNO NUOVO!
Con affetto e riconoscenza
MARTA