Una riflessione sapienziale... - 3 Giugno 2015

UNA VERIFICA - 3 giugno 2015

Comunita' educante
UNA RIFLESSIONE SAPIENZIALE
sulla CAPACITÀ EDUCATIVA della nostra PARROCCHIA

1. Necessità di una verifica
            Come “comunità educante” abbiamo fatto un cammino, ci siamo incontrati abbastanza fedelmente, abbiamo portato avanti alcune riflessioni sull’educare, abbiamo messo in campo alcune iniziative concrete …

Al termine di un anno è utile  fare una sosta, fare una verifica, guardare al cammino percorso
mettendo in evidenza ciò che è stato fatto: le cose buone, positive, quello che è passato nei ragazzi, quello che ha portato frutto e, quindi, va mantenuto, sostenuto, incoraggiato …..
sottolineando, con molta libertà interiore,  anche ciò che non è stato fatto, i vuoti, le carenze educative che sono
individuando i passi in avanti concreti possibili che si possono fare, che sarebbe bene fare: una comunità deve sempre essere in cammino.

2. I criteri da seguire
            La verifica va fatta alla luce di cinque criteri che ci siamo ripetuti più volte lungo questo anno.

1) La cura delle relazioni.
            E’ il primo criterio che deve stare a cuore alla comunità educante.
            Il giudizio sulla bontà, sulla riuscita delle varie iniziative non va dato guardando solo al numero dei partecipanti, al plauso ottenuto, al clamore suscitato … ma se hanno favorito gli incontri tra le persone, la conoscenza, la condivisione, l’accoglienza reciproca.
            Il criterio delle relazioni sottolinea che la priorità a cui ogni iniziativa educativa deve mirare è l’attenzione alle persone più che alle cose.
È un capovolgimento che dobbiamo operare perché noi siamo quasi sempre più preoccupati delle cose, del numero, dell’esteriorità ... più che dell’accoglienza delle persone, del clima fraterno, delle estraneità superate….
Come è, come è stata la cura per creare relazioni belle, accoglienti?
Siamo forse ancora più attenti alle cose da fare che alle persone?

2) L’incontro con il Vangelo.
            È il secondo criterio che deve stare molto a cuore alla comunità educante. Le nostre iniziative devono essere pensate e messe in atto come un servizio al Vangelo.
            Le varie proposte educative devono nascere da un progetto educativo preciso che è quello di far conoscere e incontrare il Signore Gesù, il suo Vangelo.  Tutto quello che viene fatto nella comunità cristiana deve mirare a questo obiettivo.
Le varie iniziative non vanno pensate o fatte innanzitutto per attirare le persone, per divertire, ma per far sperimentare la gioia del Vangelo.
Non bisogna scendere a nessun compromesso con nessuno, né abbassare il tiro pensando di attirare più gente.
La comunità educante deve avere una sua proposta educativa precisa nella quale crede e per la quale si impegna.
Occorre essere convinti che la Parola scomoda del Vangelo è più utile alla vita e più affidabile di ogni altra parola che possa sembrare più simpatica o accondiscendente alle attese del momento.
Occorre incominciare a dar vita a un progetto educativo.
Occorre credere nella forza del Vangelo

3) L’esperienza della comunità
            È il terzo criterio che deve stare a cuore alla comunità educante. Non dobbiamo mai dimenticare, anzi dobbiamo ricordare sempre che è possibile conoscere il Vangelo, incontrare il Signore solo in una comunità che vive nella carità, nella fraternità.
Ogni attività educativa porta frutti se introduce nella vita della comunità cristiana. Non basta il singolo catechista o educatore che fa un bel discorso. Nessuno deve agire in proprio.
Il catechista o chi per esso deve essere espressione della comunità, deve agire e parlare a nome di una comunità.
Serve una comunità di persone che vivendo la vita cristiana la rendano desiderabile e attraente per gli altri.
È necessario che ogni educatore, ogni catechista si senta parte della comunità educante e agisca a nome della comunità.
È necessario dare visibilità e sostanza alla comunità educante.
* quanto e quale senso comunitario tra di noi e nelle nostre proposte dobbiamo ricuperare?
* Quali e quanti ostacoli dobbiamo superare per vivere uno stile comunitario capace di rendere desiderabile la vita cristiana?

4) Qualificare lo spazio
            E’ il quarto criterio, il criterio della spazio.
Le varie proposte educative domandano uno spazio che le faccia risuonare. Questo spazio è la comunità parrocchia, è l’oratorio.
            La comunità cristiana e l’oratorio non possono essere uno spazio qualunquista, dove va tutto bene quello che si fa, dove si può fare di tutto e di più, dove ognuno ci può mettere dentro quello che vuole ...
            L’oratorio e la comunità cristiana domandano una continua bonifica, una attenzione vigile perché diventino uno spazio capace di dare voce, di far risuonare le varie iniziative educative che vengono fatte e perché la varie iniziative educative contribuiscano, a loro volta, a dare alla comunità cristiana e all’oratorio un volto sempre più  capace di educare, di comunicare la gioia del Vangelo
* Di quale bonifica ha bisogno la nostra comunità e il nostro oratorio?

5) Valorizzare il tempo.
            È il quinto criterio, il criterio del tempo.
Le varie proposte educative non possono essere fatti episodici che al più lasciano qualche emozione, ma che il più delle volte sono destinate ad esaurirsi presto senza lasciare nessuna traccia.
            È importante dare continuità alla diverse iniziative, alle diverse proposte, perché devono segnare la vita delle persone.
Le varie proposte educative non devono scivolare sopra la testa delle persone, ma devono essere capaci di coinvolgere, di trasmettere valori che possono rimanere, segnare la vita, creare appartenenza, far uscire dall’isolamento e dell’individualismo, far nasce il “noi” al posto dell”io”, creare gruppi di appartenenza ….
Tutto questo domanda tempo, ci chiede di dare tempo, di credere nel tempo, di avere la pazienza del contadino.
Nel campo educativo i risultati non sono mai immediati.
Il tempo ci offre la possibilità di ricominciare sempre, di riprendere ogni volta. Il tempo ci dice che niente e nessuno è mia perduto definitivamente.
* come superare l’episodicità di tante nostre proposte educative?
* Come valorizzare il tempo nelle nostre proposte educative?

In Sintesi occorre ricordare che
tessere rapporti è più gradito a Dio e più efficace che avviare iniziative gloriose
essere fedeli al pensiero di Cristo è più importante che cercare di non scontentare nessuno
Un bel discorso non convince nessuno, tanto meno i ragazzi se non esprime la vita di una comunità che meriti di essere condivisa.
I criteri dello spazio e del tempo sono, da tenere molto presente soprattutto oggi perché la mentalità consumistica e dell’”usa e getta” divora tante nostre iniziative senza lasciare nessuna traccia … e la mancanza di memoria ci rende insicuri, incerti, ci fa vivere sulle sabbie mobili alla ricerca di continue novità che non riescono a mettere radici, che ci affannano, senza dare continuità a niente; ci fanno vivere in balia di tutti e di tutto, di chi grida di più, di chi fa più rumore e non riusciamo a sentirci parte di una storia che anche noi siamo chiamati a continuare e a scrivere.

3. Una riflessione sapienziale
            Nel fare questa verifica e nel rileggere con particolare attenzione la capacità educativa della nostra parrocchia dobbiamo lasciarci guidare da una riflessione sapienziale.
            La riflessione  sapienziale è una riflessione gratuita: è guardare alla capacità educativa della nostra parrocchia con un certo distacco, un po’ dal di fuori, per vederla meglio.
È un esercizio importante
perché ci libera da tutte le difese che possiamo mettere in atto
perché ci fa mettere in ascolto dello Spirito, più che delle cose da fare
perché è il terreno della vera creatività
            È il tentativo di guardare la situazione educativa della nostra parrocchia, il nostro oratorio, il nostro modo di fare catechismo, le varie proposte  e iniziative … come le guarda Dio, perché è Dio la fonte della vera creatività.

4. La nostra comunità educante
            La verifica serve alla comunità educante:
Le fa capire quale è il suo posto nella comunità parrocchia
Le insegna uno stile educativo
La rende capace di discernere tra le diverse iniziative quelle che sono da mantenere e quelle da abbandonare
L’aiuta a costruire un progetto educativo concreto
La guida a tracciare il cammino da compiere e i passi possibili da fare
La incoraggia a continuare con fedeltà nell’impegno di educare e a scrivere la storia educativa della parrocchia
La stimola ad essere nella comunità parrocchiale un segno e un richiamo continuo dell’importanza del discorso educativo

Dice il nostro Arcivescovo:
“ In ogni parrocchia si costituisca la comunità educante. La comunità educante è l’insieme dei soggetti che, nella comunità cristiana si occupa in modo permanente dell’educazione delle giovani generazioni e propone ad esse, grazie all’esperienza esemplare della comunione e della condivisione l’incontro vivo con il Signore, come senso e direzione della crescita umana di ogni persona, nelle scelte e nelle relazioni”.  ( Card. A. Scola)