È solo l'eccesso che salva - SdP 1 marzo 2017

Catechesi adulti
Scuola della Parola
È solo l'eccesso che salva

1 marzo 2017

Il tempo della Quaresima
            È un tempo per ritornare a Dio e un tempo per prendere decisioni forti
La nostra vita è una spanna di tempo, ha una durata limitata, ha avuto un inizio storico e avrà una fine storica. In questa spanna di tempo siamo chiamati a prendere decisioni forti. Possiamo anche non prenderle, spezzettando la vita in mille cose, ma nessuna di queste riesce a riempirla: allora ce ne andiamo tristi, come il giovane del Vangelo, ( Cfr. 19,22).
            Le scelte fatte nel tempo non sono indifferenti, hanno una durata eterna: noi edifichiamo con il “qui” e “adesso” il “sempre” della nostra vita.
            Dio è entrato nel nostro tempo, Gesù risorto ci viene incontro. Gesù è la rivelazione dell’amore di Dio nel nostro tempo: questo riempie di gioia, di tenerezza, di aria pura il nostro cammino e le nostre scelte..

Seguire Gesù
            La scelta fondamentale della nostra vita è quella di conoscere Gesù, di incontrarlo, di seguirlo. Seguire Gesù è l’unico cammino cristiano.
Può assumere varietà di forme e di modi a secondo delle diverse vocazioni, tuttavia è sempre l’unico cammino, il cammino che accomuna tutti.
Che cosa fare per seguire Gesù?
            Per seguire Gesù è necessario, come dice il Vangelo di Marco (1,16-20)Subito, i primi discepoli lasciarono il lavoro, il padre e la proprietà. E’ un distacco totale e definitivo per essere liberi per il Vangelo, ma c’è la convinzione che il distacco per seguire Gesù non è una perdita, ma un guadagno ( Mc. 10,28: Noi abbiamo abbandonato tutto per venire con te …. Io vi assicuro, dice Gesù, ….che chi avrà lasciato casa, fratelli, sorelle padre ..riceverà già in questa vita, insieme a persecuzioni, cento volte di più.
Concretamente per seguire Gesù possiamo percorrere le tre tappe indicate dal racconto del profeta Elia che incontra il Signore sul monte Oreb.( 1 Re 19,9-14)
        * La tappa del fuoco divorante. È la prima tappa quella  di briciare tutto ciò che ci separa da Dio. È la scelta di rompere con il peccato di riconoscere il primato di Dio, la necessità di obbedire a Dio. Dio è il mio Signore.
        * La tappa del vento impetuoso.  È la seconda tappa quella del fare nostro il progetto di Dio e rinunciare al nostro progetto. È essere disposti a mettere la propria vita a disposizione di Dio. E’ coltivare quella disposizione che permette di fare scelte coraggiose nella vita. Occorre farsi umili ascoltatori di Dio.
        * La tappa dell’aura leggera. È la tappa della decisione di assomigliare a Gesù, di seguire Gesù  perché la volontà di Dio si manifesta nel conoscere Gesù, nel seguirlo sulla strada della Croce. Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce a mi segua ( Lc.9,23)  e    S. Paolo dice:(1 Cor. 2, 2): Io non ritenni di sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso.
È’ qualcosa di umanamente incomprensibile. Per seguire Gesù occorre riconoscere non solo il primato di Dio, ma il primato della Croce.
E’ necessario seguire Gesù che porta la croce.
È la strada dell’eccesso, perché è solo l’eccesso che salva.

L’eccesso che salva. 
        Che cosa è questo eccesso che salva?
Nel mondo è presente un eccesso di male e un eccesso di bene.
            L’eccesso di male: oltre al male causato anche da noi dalla stupidità, dall’incuria, dalla inettitudine, dalla negligenza, dalla fragilità, dalla debolezza, c’è anche una pianificazione del male fatta con cinismo e crudeltà, per godere del male degli altri. Sono tanti gli esempi : i lager, i campi di concentramento, i bambini soldato, delle diverse stragi ….allorché ci si esalta per lo schiacciamento dell’altro. Qui tocchiamo con mano un eccesso di male.
E’ un eccesso che a volte riguarda i rapporti interpersonali, famigliari,  dove c’è un farsi soffrire a vicenda, un tormentarsi per il gusto di tormentarsi.
            Ma nel mondo c’è pure un eccesso di bene. Si verifica nel momento in cui si supera la relazione di stretta giustizia e si dona in totale gratuità, secondo la parola di Gesù: quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché a loro volta ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario quando fai un banchetto invita poveri, storpi, zoppi, ciechi. Allora avrai motivo di rallegrarti perché questi non hanno la possibilità di ricambiarti l’invito. ( Lc. 14,12-14).
            Si verifica soprattutto quando si perdona. Il perdono è tutto in perdita; è dare a chi non merita, a chi ci è ostile, anche oltrepassando il cosiddetto buon senso della gente, il senso comune della misura.
            Ci sono tanti esempi nella storia dei santi: S. Francesco che lascia tutte le sue ricchezze, la sua famiglia, bacia il lebbroso … S. Madre Teresa di Calcutta che dedica la sua vita ai malati, ai moribondi  …

L’eccesso di Gesù e l’eccesso del discepolo
            * Questa eccedenza c’è soprattutto in Gesù.
Tutto il Vangelo racconta l’eccedenza di Gesù.
Quando dice: il Buon Pastore dà la sua vita per le pecore (Gv. 10,11); quando dichiara che deve andare a Gerusalemme dove dovrà soffrire molto, essere respinto ( Mt. 16,21), Gesù sceglie l’eccedenza.
Gesù, come dice S. Paolo (Fil. 2,6-8) non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma se ne è privato e ha assunto la condizione di servo.
È la stessa eccedenza che fa esclamare S. Paolo: mi ha amato e ha dato se stesso per me ( Gal. 2,20). È l’eccedenza dell’Eucaristia, dove Gesù si dona a noi: il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. ( Gv. 6,51)
L’eccedenza è tutta la vita di Gesù, ne costituisce il senso, è la regola.
La vita di Gesù è caratterizzata, fin dall’inizio, come totalità, dedizione gratuita, dedizione senza riserve anche per colui che lo tradisce.
            * Questa eccedenza deve diventare la regola del discepolo.
Quando Gesù incomincia ad insegnare che il Figlio dell’uomo deve molto soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e dopo tre giorni risuscitare( Cfr, Mc. 8,31-32), Pietro lo prende in disparte, lo rimprovera in nome del buon senso comune.
Gesù, allora, guardando i discepoli, rimprovera Pietro, gli dice: Va’ dietro a me, Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini ( Mc. 8,33).
Gli uomini pensano secondo misura, Dio pensa secondo eccedenza.
E subito dopo, Gesù, convoca la folla  e dice: se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà (Mc. 8,34-35).
L’eccedenza è la regola del Vangelo, la regola del discepolo.
Il giovane ricco la rifiuta,  sene va triste quando Gesù gli dice: va’, vendi tutto quello che possiedi, dalli ai poveri, poi vieni e seguimi: ( Mc. 10,21).
La povera vedova che mette nel tesoro del tempio tutto quello che ha, due piccole monete di rame, la vive e Gesù chiama i suoi discepoli e dice: Vi assicuro che questa vedova ha dato più di tutti gli altri. Infatti gli altri hanno dato quello che avevano d’avanzo, mentre lei, povera com’è, ha dato tutto quello che possedeva, quello che le serviva per vivere. ( Mc 12,42-44)
            Tutta la vita del cristiano è giocata sull’eccesso, sull’eccedenza, sul superamento, sul donarsi senza riserve, sulla gratuità.
È  un eccesso che deve diventare quotidiano. Ogni atto, ogni scelta quotidiana, feriale,  ispirata dalla fede fa parte della dinamica dell’uscire da sé.
Il Regno di Dio consiste nel compiere ogni giorno il proprio dovere con dedizione, nel perdonare agli altri le mancanze quotidiane, nel vivere con gioia la vita quotidiana spesso monotona e faticosa, nel vivere la preghiera senza vedere che siamo esauditi. La stessa preghiera è un eccesso, è una fiducia totale, spesso  senza riscontro.

Vita trinitaria
            Dio è un eccesso infinito di amore.
Dio non è una realtà monolitica, ferma, rigida di tre persone uguali e distinte, in tutto soddisfatte. Dio è un fuoco divorante, è un dono senza limiti, per cui ogni persona si dona all’altra, spogliandosi in qualche modo di sé perché l’altra sia. Dio è un mistero di uscita da sé, di dimenticanza di sé, di dedicazione all’altro.
            Noi siamo creati a immagine di Dio, allora il superamento di sé, il dono di sé, l’andare oltre, proprio del mistero di Dio deve caratterizzare anche la condizione umana, creata a immagine di Dio..
Il perdere la propria vita per ritrovarla è ciò che rende l’uomo immagine di Dio. Quanto più cerchiamo di conoscere qualcosa del mistero trinitario, tanto più prendiamo coscienza che tale mistero è dedizione gratuita fino alla morte.
            La morte di Gesù in croce non è un incidente di percorso, né un fatto storico causato da circostanze contingenti, ma affonda le sue radici nel mistero della Trinità. Dio vive in maniera da donare se stesso, fino all’estremo, fino al dono supremo, fino allo spogliamento completo per noi, fino alla morte in croce di Gesù  Questi pensieri, forse eccessivi, ci aiutano a intuire qualcosa del mistero intimo  di Dio.
            La dedizione di Dio così totale che si manifesta in maniera inequivocabile nella morte in croce di Gesù, viene riproposta, viene raccontata, manifestata  in ogni nostra accettazione della vita e della morte e in ogni nostro gesto gratuito. Nell’uscire da sé, nel vivere un amore estatico, non chiuso in sé, noi ritroviamo noi stessi e troviamo Dio.. Noi siamo fatti per questo.
Gesù morendo non ci ha liberati dalla necessità di morire, ma l’ha mantenuta, perché noi, senza questa necessità, non faremmo mai un atto completo di abbandono al Padre come ha fatto Gesù.  La nostra morte è partecipazione all’unico atto di Gesù che si abbandona totalmente nella mani del Padre: Padre nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc. 22,46) Il momento della morte ripropone nella storia qualcosa del mistero intimo di Dio.

L’eccesso salva e solo l’eccesso salva
            Siamo fatti per andare oltre, per donarci, per consacrarci a qualcosa di più grande, per dedicarci gratuitamente a ciò che ci supera da ogni parte.
Non è possibile all’uomo stare a metà. Chi si rinchiude in se stesso, lo fa a proprio danno. Solo vivendo il di più troviamo noi stessi e Dio.
Tante obiezioni sull’esistenza di Dio nascono dal fatto  che non si è compiuto questo superamento di sé, di conseguenza non si è capaci di conoscere qualcosa di Dio. Se il vero Dio non è qualcosa che rimane in se stesso, contento di sé, ma quello che si dona, che va oltre, che gratuitamente e liberamente si sacrifica fino alla morte di croce, solo entrando in questa dinamica comincio a capire qualcosa di Lui. Dio lo si può cogliere sintonizzandosi sul dono di sé al di là del dovuto, nel gratuito, nell’eccesso.

In preghiera
Qualche spunto per pregare. Apriamo a Lui il nostro cuore.
Possiamo seguire alcune linee.
        * Innanzitutto la linea dell’ammirazione per Gesù che ha immensamente amato, dimenticando se stesso.  Ammirazione anche per tante persone sante che sentiamo vicine, amiche che sono stati esempi meravigliosi di gratuità, di “oltre” vissuto senza riserve.
            * La linea della gratitudine a Dio perché si è rivelato a noi così, come amore sovrabbondante e in purissima gratuità. Il libro del Deuteronomio (4,7) dice: quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé?.
Possiamo dire grazie a Dio per averci dato la Scrittura,
Grazie per l’Eucaristia memoriale continuo di gratuità, di sconfinata dedizione
È bello e arricchisce lo spirito il manifestare riconoscenza per tutto ciò che è trascendente, eccedente nei doni di Dio
            * La linea  nell’osservare anche le nostre ripugnanze, cioè che cosa maggiormente mi ripugna dei sacrifici che sono chiamato a fare? Possiamo così cogliere meglio qualcosa della nostre resistenze alla conoscenza di Dio.
            * Da ultimo la linea delle attrazioni, cioè dove mi sento spinto a fare un salto di qualità?  A dare a Dio gratuitamente qualche cosa? A impegnare me stesso in qualche maniera senza riserve?
Questi gesti ci rendono partecipi della comunione trinitaria.

Una piccola conclusione
            Il mistero trinitario è infintamente trascendente, é oltre noi, ma nello stesso tempo infinitamente prossimo; è un Amore nel quale viviamo ed esistiamo (At. 17,28); un amore che ci circonda, ci avvolge, ci abbraccia.
In tale mistero è immersa e trova vita la storia degli uomini, la nostra storia, la vita quotidiana di ciascuno di noi.