
Scuola della Parola - 7 marzo 2019
Signore, insegnaci a pregare
Entriamo nel tempo della quaresima. È un tempo da vivere intensamente
Siamo chiamati a tornare a Dio, a non accontentarci di una vita mediocre.
Come il Signore Gesù che all’alba saliva solitario sulla montagna, dobbiamo aspirare ad avere qualche spazio immune da ogni frastuono alienante dove diventa possibile entrare in contatto con Dio e percepire la sua voce.
Per la scuola della Parola di questa sera ho scelto il brano di Luca 11,1-14 dove Gesù insegna a pregare. Comprende tre testi di Gesù: il Padre nostro, la parabola dell’amico importuno, l’efficacia della preghiera.
S. Luca come conclusione al v. 14 pone il miracolo del muto.
È posto al temine dell’insegnamento di Gesù sulla preghiera, per sottolineare che il muto è ogni cristiano; siamo noi, incapaci di parlare a Dio.
Noi che fatichiamo a pregare, che viviamo una sorta di mutismo nei confronti di Dio, siamo guariti dal Signore, così impariamo a pronunciare il nome di Padre, a vivere la preghiera incessante e insistente senza stancarsi mai. ( Lc. 18,1)
Preghiamo
Signore, tu sai che io non so pregare. Tu solo sai pregare.
Tu hai pregato sulla montagna, nella notte, Tu hai pregato nelle pianure della Palestina, Tu hai pregato nel giardino della tua agonia. Tu hai pregato sulla Croce. Tu solo, Signore sei il Maestro della preghiera.
Tu hai dato a ciascuno di noi come maestro personale lo Spirito santo.
La preghiera è la possibilità che noi abbiamo di parlare con te, di parlare con il Padre tuo e con lo Spirito, e di parlare con semplicità e verità.
Maria, maestra nella preghiera, aiutaci, illuminaci, guidaci in questo cammino che anche tu hai percorso prima di noi….
Leggiamo il brano di Luca 11,1-14:
1Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; 3dacci ogni giorno il nostro pane
quotidiano, 4e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».
5Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, 7e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
14Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore
Il punto di partenza della preghiera
Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare (Lc.11,1)
L’inizio della preghiera è la preghiera di Gesù.
Noi possiamo pregare perché Lui prega e ogni nostra preghiera è inserita nella sua. Come potremmo dire Padre, se non in Lui?
È una verità consolante. Anche se avessimo abbandonato un poco la preghiera, se l’avessimo trascurata, non occorre mai ricominciare da zero, dal momento che Gesù prega sempre.
Pregare non solo perché Gesù ha pregato, ma pregare in Lui, sapere che Lui sostiene la nostra preghiera.
La domanda sulla preghiera
Quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli (Lc,1,1)
Gesù prega e i discepoli gli chiedono: insegnaci a pregare.
Gesù prega per renderci capaci di farlo. Noi oggi possiamo pregare perché Lui ha pregato.
Gesù pregava e la sua preghiera doveva essere di qualità, anche visibilmente molto intensa. Del resto, i discepoli non hanno osato interromperlo.
Quando ebbe finito, uno dei discepoli fa la domanda.
È una domanda importante perché per imparare a pregare bisogna volerlo, bisogna chiederlo.
Noi non sappiamo pregare, dice S. Paolo ( Rom. 8,26) , dobbiamo perciò chiederlo: insegnaci a pregare.
La struttura della preghiera
Egli disse loro. Quando pregate, dite Padre sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, dacci ….perdona …. (vv.2-4)
Questa istruzione sulla preghiera è uno dei punti nodali del Vangelo.
Nel Vangelo di Matteo il Padre nostro si trova al centro del discorso della montagna. Il Padre nostro riassume tutto il cristianesimo, tutto ciò che noi siamo, tutto ciò che viviamo, tutto ciò di cui abbiamo bisogno, tutto ciò che ci qualifica come figli di Dio in cammino verso il Regno
Cerchiamo di cogliere la struttura fondamentale di questa preghiera che comporta tre momenti: il primo è come la base di una sorgente, il secondo è come uno zampillo che sale verso l’alto; il terzo è lo zampillo che discende innaffiando tutto ciò che incontra,
La sorgente è espressa dalla Parola Padre
Dire Padre non significa fare uno sforzo di immaginazione o avere una certa idea di Dio, ma significa più semplicemente entrare nel modo di pregare di Gesù.
Tutte le sue preghiere, tramandate da Vangelo, cominciamo così: Padre, Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra … ( Mt,11,25); Padre, tutto ti è possibile, se vuoi passi da me questo calice …(Mc.14,36); Padre, perdona loro… Padre, nelle tue mani affido il mio spirito ( Lc. 23,34.46)
La parola Padre dice l’atmosfera della preghiera, l’atmosfera nella quale la preghiera si compie.
Nella preghiera noi viviamo al massimo il nostro Battesimo…
Sentirci figli è la radice di ogni preghiera
Nel Padre nostro potremmo ripetere la Parola Padre a ogni invocazione: Padre, venga il tuo Regno, Padre, sia fatta la tua volontà; Padre, perdona i nostri peccati; Padre liberaci dalla tentazione.
Le invocazioni che salgono verso l’alto
Sono invocazioni che si rivolgono a Dio col pronome in seconda persona; Venga il tuo Regno, sia santificato il tuo nome,
Chiedendo la venuta del Regno esprimiamo il desiderio per la costruzione di un mondo nuovo dove regna la giustizia, la fraternità, il trionfo della vita, la sconfitta della morte. E’ il progetto di Dio sulla storia.
Mentre facciamo questa richiesta diciamo anche la nostra disponibilità a impegnarci per un mondo secondo il progetto di Dio.
La preghiera non è mai avulsa dalla storia, ci impegna sempre nella vita.
La ricaduta sulla terra, su di noi
È il terzo momento. Noi di che cosa abbiamo bisogno perché venga il Regno? Perché il progetto di Dio si realizzi?
Abbiamo bisogno non di molte cose, ma di alcune essenziali.
Abbiamo bisogno di perseverare nell’oggi, attraverso il pane quotidiano.
Abbiamo bisogno di molta misericordia e di perdono reciproco, attraverso la capacità di accoglierci, e attraverso il perdono che Dio dà alle nostre cadute e incapacità nel realizzare il Regno.
Abbiamo bisogno del sostegno di Dio per non cedere alla tentazione quando viene la prova e il Regno sembra oscurarsi intorno a noi.
Possiamo paragonare questi tre momenti della preghiera del Padre nostro con ciò che abbiamo nel cuore.
Abbiamo nel cuore come parola fondamentale rivolta a Dio, l’appellativo di Padre e lo ripetiamo con fiducia, con abbandono, con tenerezza.
Abbiamo nel cuore, come desiderio fondamentale la pienezza del progetto di Dio a cui la nostra vita è chiamata a dedicarsi attraverso il Battesimo e in ogni forma di servizio ai fratelli.
Abbiamo nel cuore un umile sentire di noi che ci fa domandare cose essenziali e adatte alla nostra debolezza.
L’insistenza nella preghiera
Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli …. (Lc. 11,5-8)
Gesù ci fa compiere un passo avanti. Non ci dice solo di pregare come figli, chiedendo ciò di cui abbiamo bisogno, ma ci chiede di continuare ad insistere.
È l’insegnamento di cui abbiamo forse più bisogno perché fatichiamo a vivere la preghiera continua.
Notiamo la parola mezzanotte, è il tempo in cui si è stanchi e si ha voglia di dormire.
Gesù dice a noi: anche se siete affaticati insistete nel chiedere.
Come l’amico che va e bussa, anche se la risposta non è buona, deve continuare a bussare.
Quando la nostra preghiera è apparentemente inascoltata, non dobbiamo perdere la fiducia; Gesù ci dice di continuare a chiedere, perché già il chiedere è una grazia, ci fa figli; già il chiedere è l’esaudimento.
Non si tratta, in questo brano, di una preghiera facile, tranquilla, gioiosa, che nutre, ma di una preghiera sofferta. Tuttavia, è attraverso di essa che Dio ci dona il vero pane, cioè la consapevolezza di essere figli, il dono di vivere abbandonati al Padre, con la certezza che Egli non lascerà mai soli.
Nasce la domanda: come mai Dio ha bisogno della nostra insistenza? Non sa Lui prima di noi, ciò di cui abbiamo bisogno?
In realtà l’insistere nella preghiera sostiene e trasforma la nostra vita.
La fiducia
Chiedete e vi sarà dato, cercate … bussate … il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono … ( Lc. 11,9-13)
Gesù ci dice di avere fiducia totale nella preghiera, che diventa certezza di ottenere lo Spirito santo.
È il dono per eccellenza è il dono di cui abbiamo veramente bisogno.
Noi, dice S. Paolo (Rom 8,26), noi non sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili. Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza.
Ci dona la consapevolezza di essere figli del Padre sempre in ogni momento, in ogni situazione della nostra vita.
Noi dobbiamo imparare a vivere questa preghiera insistente, continua; dobbiamo imparare a chiedere nella certezza che ci sarà dato sempre il dono dello Spirito che ci fa crescere sempre più come figli di Dio.
Lo Spirito ci guarisce dal nostro mutismo nei confronti di Dio come Gesù ha guarito il muto e impareremo a pregare ( v. 14)
È necessario lottare per assicurare al cielo della nostra anima
quel prodigio di silenzio per circa mezz’ora di cui parla l’Apocalisse (8,1);
che sia un silenzio vero, colmo della Presenza, risonante della Parola,
teso all’ascolto, aperto alla comunione (C. M. Martini)