
Scuola della Parola
Ne' argento, ne' oro:
unica ricchezza il nome di Gesù
SCUOLA DELLA PAROLA N. 3
Sugli Atti degli Apostoli 23.04.2015
Introduzione.
La nostra comunità ha appena eletto il nuovo Consiglio Pastorale. Riprendiamo la lettura degli Atti degli Apostoli per riscoprire, rivivere, attualizzare il modo di vedere, giudicare e agire degli Apostoli e dei primi cristiani. I loro atteggiamenti e le loro scelte sono un sicuro punto di riferimento per noi.
Leggiamo Atti 3,1-10.
1Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. 2Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
4Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». 5Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. 6Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». 7Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono 8e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
9Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio 10e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
Che cosa dice e ci dice questo brano?
1. Pietro e Giovanni salivano al tempio
Questo episodio descrive l’immagine della Chiesa degli Apostoli, mette a fuoco la vita reale della prima comunità cristiana.
1) Una chiesa fedele alla tradizione e aperta alla novità
Due apostoli, Pietro e Giovanni salgono al tempio per la preghiera.
È la preghiera della liturgia del tempio, la preghiera dell’ora nona..
La comunità di Gerusalemme resta fedele alla propria tradizione spirituale, cioè continua a vivere la propria fede di sempre, nello stesso tempo è aperta alla novità di Dio, alla nuova rivelazione ricevuta e accolta attraverso l’esperienza del Signore e della sua Pasqua.
Si tratta di un equilibrio non sempre facile da tenere: da una parte restare nel solco di una tradizione vera e dall’altra saper fare i passi giusti in avanti.
Il legame con la propria storia, non deve assumere i tratti di una rigidità e di un attaccamento nostalgico al passato.
Occorre un dono di saggezza e di equilibrio che va sempre invocato perché, come la Chiesa degli Apostoli, la comunità cristiana, anche oggi, sappia vivere il difficile compito di continuare ad attingere alla grande tradizione della fede di Israele e ad aprirsi alla piena e definitiva rivelazione di Dio, in Gesù.
2) La presenza dei poveri
C’è un uomo storpio presso la porta del tempio.
In lui vediamo i tanti poveri conosciuti e sconosciuti che continuamente incontriamo, quelli che si parano sul nostro cammino, proprio lì tra noi e il tempio, tra noi e il nostro salire verso l’incontro con Dio.
Gesù aveva detto: “i poveri li avete sempre con voi .. “ ( Gv. 12,8)
La comunità cristiana, così come è stato per il suo Signore, non può non fare i conti con gli ultimi, i piccoli, con chi continuamente bussa alle sue porte, con chi tende la mano e silenziosamente grida il proprio bisogno, qualunque sia.
S. Luca, descrivendo la vita della prima comunità cristiana, una della prime cose che sottolinea è l’incontro con il povero, con la fragilità umana.
Il libro degli Atti degli Apostoli racconta l’azione missionaria della Chiesa, e, subito all’inizio, dopo il discorso di Pietro a Pentecoste, la Chiesa degli Apostoli mette in atto un altro modo di dire il Vangelo, quello dell’incontro con una persona nella sua povertà e nel suo bisogno. L’annuncio del Vangelo deve passare da qui, dall’attenzione e dalla cura dei piccoli e dei poveri.
La Chiesa di fronte all’uomo, incapace di coprire l’ultimo tratto per entrare nel tempio e incontrare Dio, gli restituisce la possibilità di accedere al tempio, di entrare nell’alleanza con il Dio dei padri.
2. Come Gesù, così i suoi discepoli
Con questa scena di Pietro e Giovanni di fronte all’uomo storpio, S. Luca ci riporta alle tante scene del Vangelo dove Gesù dice al paralitico: “Alzati e cammina …” ( Lc. 5,24) o alla figlia di Giairo, prendendola per mano: “Fanciulla, alzati “ (Lc.8,54).
C’è una tesi di fondo che Luca, raccontando questi fatti, intende sostenere: la comunità cristiana continua nella storia la presenza stessa del Signore Gesù, ne ripete i gesti e le parole, con la stessa forza e autorevolezza, perché sostenuta dal dono dello Spirito Santo.
È una tesi molto chiara, indica la direzione da seguire: questa è la Chiesa e questo è il suo compito primario, questo è ciò che la Chiesa deve continuamente ritrovare e su cui continuamente confrontarsi.
Il grado di salute di una comunità passa da qui.
Su questo è necessario sempre verificarsi.
3. Li pregava per avere un’elemosina
S. Luca racconta il dialogo tra l’uomo storpio e gli Apostoli.
Ci sono alcuni messaggi da raccogliere.
1) L’importanza dello sguardo.
Alla richiesta dell’uomo di un’elemosina, richiesta che possiamo immaginare rinchiusa e sclerotizzata in pochi gesti o in poche parole, probabilmente sempre uguali, continuamente ripetute a tutti e dunque a nessuno, Pietro risponde con un invito strano, un po’ sorprendente: “guarda verso di noi”
Questo dice che il paralitico neppure sollevava lo sguardo per identificare i passanti … Pietro gli chiede di poterlo guardare negli occhi, di incrociare il suo sguardo. È il primo modo di incontrare una persona, di entrare in contatto. Lo sguardo dice qualcosa di personale e di intimo, dice il desiderio e la possibilità di un incontro. Il desiderio di Pietro è di incontrare quell’uomo come persona, e restituirgli dignità, valore.
Anche nel racconto del Vangelo di Marco, Gesù, incontrando l’uomo ricco che non sa rinunciare ai suoi beni, si dice che Gesù “fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse …" ( Mc.10,21)
Nel Vangelo di Marco lo sguardo esprime l’amore di Gesù. Gesù guarda in profondità, “guarda dentro”, guarda al cuore, sa leggere e interpretare i bisogni, le aspirazioni, le sofferenze nascoste. Soprattutto il suo è sempre uno sguardo carico di amore, di compassione, l’amore e la compassione di Dio.
Ora questa capacità deve diventare un’attitudine dei discepoli, una attitudine della comunità. Ora è Pietro che sa guardare lo storpio oltre le apparenze, per interpretarne il grido, la richiesta del cuore. La comunità dei discepoli deve saper ascoltare il cuore della gente e interpretarne i bisogni.
2) la capacità di ascoltare il bisogno, di raccogliere le richieste.
Lo scambio degli sguardi apre a un’altra dimensione del cuore e della relazione. S. Luca dice che lo storpio si volse a guardare Pietro e Giovanni nella speranza di ricevere da loro qualcosa. La speranza nel cuore di quell’uomo si accende nel momento in cui gli viene rivolta la parola.. Lo sguardo rende l’aspettativa più forte. I due apostoli raccolgono la richiesta, ascoltano il bisogno, danno una risposta, anche se non coincide con ciò che l’altro si attendeva.
È esattamente quello che il Signore fa con noi, cioè ci ascolta, “il Signore ascolta il grido del povero” ( Sal. 5,3), ma risponde secondo la sua misura e la sua visione che sono sempre ben oltre le nostre.
Sul piano delle nostre relazioni quotidiane non sempre siamo in grado di rispondere, non sempre abbiamo e dobbiamo dare ciò che ci è chiesto, spesso siamo chiamati a fare opera di discernimento.. C’è un discernimento di Chiesa, c’è una continua fatica a scegliere come stare nella storia. Il discernimento della comunità cristiana nell’oggi della storia tra le aspettative e le pretese di tanti, non è facile, ma assolutamente necessario.
Diceva il card. Martini che la Chiesa non è la croce rossa.
4. Non possiedo né oro né argento, solo il nome di Gesù
La risposta di Pietro ci aiuta a capire quale è il compito della comunità nella storia. La comunità cristiana si deve interrogare su ciò che le è proprio e sugli strumenti, sui mezzi di cui deve dotarsi ed eventualmente su quelli di cui deve disfarsi perché sono di troppo e le sono di peso.
Nelle parole di Pietro: “non possiedo né argento, né oro:” è racchiusa l’immagine di una Chiesa povera, cioè consapevole che la sua forza non sta nei mezzi. I mezzi ci sono e sono anche necessari, ma la sua forza sta solo nell’annuncio del Vangelo. .
Pietro e Giovanni che salgono al tempio e non possiedono beni materiali, ma solo la fede nel Signore Gesù, sono l’immagine di una Chiesa in cammino, che è capace di farsi carico del grido del povero e annunciare il Vangelo di Gesù.
“Quello che ho te lo dò: nel nome di Gesù, il Nazareno alzati e cammina”
Pietro possiede e sa di poter contare sul nome di Gesù.
Pietro e Giovanni possiedono la forza di un nome.
La ricchezza e la forza della Chiesa sta tutta qui, nel nome del Signore Gesù. La forza di quel nome è in grado di agire nella storia.
Nel linguaggio biblico il nome contiene e custodisce l’essenza della persona che lo porta. È con l’autorità, la forza, la presenza stessa del Signore che Pietro invita quest’uomo ad alzarsi e a rimettersi in cammino.
Anche il gesto di risollevare lo storpio esprime un altro modo di raccontare la missione della Chiesa, cioè prendere per mano e risollevare l’uomo, incapace di compiere il suo itinerario umano e spirituale verso il tempio.
Questo è ciò che la chiesa delle origini ha cominciato a compiere e questo è ciò che anche oggi, nella forza di quel nome la chiesa deve continuare a compiere: prendere per mano questa umanità, risollevarla, farla risorgere.
5. Camminando, saltando e lodando
Lo storpio non solo riprende a camminare, ma addirittura entra nel tempio con gli apostoli saltando e lodando Dio.
Lo storpio era considerato un uomo impuro, era escluso dal tempio, dal culto. La guarigione diventa la liberazione da una ingiusta condanna. Lo storpio ritrova la possibilità finalmente di danzare la sua gioia e di lodare Dio con tutto se stesso.
Ecco l’esito dell’annuncio del Vangelo fatto dalla comunità cristiana: rimettere in piedi l’uomo, farlo risorgere, portarlo con sé nella gioia all’incontro con il Dio dei Padri, perché nessuno sia escluso da questo incontro.
Il popolo esprime la sua meraviglia e il suo stupore: erano ricolmi di meraviglia e stupore per quello che era accaduto.
Pietro dovrà spiegare l’accaduto, dovrà aiutare il popolo a leggere il segno, per riconoscere in questa guarigione la mano di Dio, la forza di quel nome invocato ( At. 3,16). A questa guarigione seguirà un secondo discorso di Pietro al popolo che, a partire da questo prodigio, annuncerà la Pasqua, la morte e la risurrezione di Gesù
Questa guarigione e il successivo discorso saranno per gli Apostoli l’inizio di una serie di guai, di incomprensioni e di persecuzioni che, a motivo del nome di Gesù, accompagneranno sempre chi si fa carico di annunciare il Vangelo di Gesù.
Qualche domanda per una verifica e un confronto: