Maria, donna di comunione - SdP 15 luglio 2016

Catechesi adulti

Scuola della Parola
Maria, donna di comunione

Per la festa della Madonna del Carmine
15.07.2016

Preghiera
Santa Maria, donna del popolo, oggi più che mai abbiamo bisogno di te.
Viviamo tempi difficili in cui allo spirito comunitario, agli ideali di solidarietà  si sostituisce l’istinto della fazione, della razza …
Dacci, ti preghiamo, una mano perché possiamo rafforzare la nostra declinante coscienza di popolo.
Noi credenti, che per definizione ci chiamiamo popolo di Dio, sentiamo di dover offrire una forte testimonianza di comunione, sulla quale il mondo possa cadenzare i suoi passi.
Santa Maria, donna di comunione, donna del popolo, insegnaci a condividere con la gente le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce che contrassegnano il cammino della nostra civiltà.
Donaci il gusto di stare in mezzo, come te, nel cenacolo.
Liberaci dall’autosufficienza e snidaci dalle tane dell’isolamento
Rendi giustizia ai popoli distrutti dalla miseria e dona la pace interiore ai popoli annoiati dall’opulenza.
Restituiscici la gioia di vivere, perché possiamo, finalmente tutti insieme, intonare i salmi della libertà.  (Tonino Bello)

Leggiamo Atti 1,12-14.
                       12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. 13Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. 14Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.
Leggiamo Atti 2,1-4.
                       1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

In queste due sere vogliamo guardare a Maria e contemplarla nella sua singolarità, nella sua quotidianità. Vogliamo imparare dalla sua vita quotidiana, dai suoi gesti, dalle sue parole, dai suoi sentimenti, qualche frammento di vita bella, imparando da lei a non vivere senza mistero, ad abitare la nostra terra amando le cose di ogni giorno, dilatando le relazioni, salvando lo stupore della fede,  essendo contenti del dono della vita.
Lo sguardo di questa sera è soprattutto sulla presenza di Maria nella comunità dei discepoli, sul modo di vivere nella comunità.
Ci lasciamo guidare dal brano degli Atti degli Apostoli.

La comunità prega con Maria
            Dopo l’Ascensione i discepoli ritornano a Gerusalemme, si radunano in casa al piano superiore. È la casa della comunità, la casa della preghiera.
È una casa al piano superiore, da dove lo sguardo va più lontano, da dove l’orizzonte sembra aprirsi e il futuro è una voce che chiama.
È una casa che apre al mondo.
La comunità prega con Maria, la Madre di Gesù.
Pregare è come aprire, nella trama dei giorni, delle finestre su Dio e sul futuro, fino a rendere la nostra vita permeabile alla vita dello Spirito. Pregare è cercare la presenza di Dio, sapersene meravigliare, saper respirare la presenza, la compagnia di Dio.. La preghiera riempie i giorni e la terra di semi di comunione. La preghiera è la consapevolezza che la storia è fatta dall’uomo e da Dio insieme.  Maria è presente, è il collante della comunità primitiva. La Madonna non abbandona gli apostoli, ma li raccoglie con sé, prega con loro, intercede per loro, vive con loro nell’attesa dello Spirito di cui lei era già stata riempita al momento dell’Annunciazione.

La comunità cresce con Maria
            Insieme a Maria e attorno a Lei la comunità cresce: gli undici, alcune donne, i fratelli di Gesù, circa centoventi persone ( At. 1,15).  La comunità è il luogo e lo spazio dove raccogliersi e aprirsi all’altro per crescere insieme.
La comunità non è una casa chiusa, ma una casa aperta sul mondo e sul cielo; è il centro da cui partire per la missione nel mondo.
Nella comunità i discepoli affermano e riconoscono la loro differenza rispetto alla città, rispetto alla logica del mondo. I discepoli devono preservare la loro identità fatta di ricordi comuni; devono rielaborare la vicenda di Gesù e della Croce. Nella comunità i discepoli costruiscono un linguaggio comune, elaborano comportamenti e scelte. Sono nel mondo, ma non sono del mondo.
Dice la lettera a Diogneto, seconda metà del II secolo:..
            I cristiani Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.  Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
            A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo.
            La comunità dei discepoli allora non può non incontrarsi, pregare, ascoltare e fare memoria  della Parola, riconoscere la propria alterità …. Ciò che accade in quella casa al piano superiore è decisivo per il futuro della Chiesa, determinante per la comprensione del mondo e la costruzione della storia.. La nuova visione del mondo e dei rapporti umani riceve dalla comunità che si incontra la sua fisionomia essenziale.

La comunità è accogliente con Maria
            Maria  è donna di comunione, non la vediamo mai da sola, è sempre figura che aggrega, che convoca attorno a sé.
Gesù dirà ( Mc.3,34): Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? . Gesù intende estendere a tutti i suoi discepoli i rapporti di famiglia, di fiducia, di tenerezza, di reciprocità , come li ha vissuti a Nazareth con Maria.
Sotto la Croce Maria accoglie Giovanni ed è da lui accolta …
A Gerusalemme, nella casa al piano superiore, l’accoglienza si vive, si estende,
            Accogliere è il verbo della fede, indica un atteggiamento spirituale fatto di disponibilità, di partecipazione. La fede non è un assenso intellettuale alle affermazioni di Gesù, ma un dire di si al suo Vangelo, è un legame personale con Lui, una crescente comprensione del suo modo di vivere, di pensare, di scegliere …
L’accoglienza di Maria si inserisce nell’accoglienza di Gesù e l’accoglienza di Gesù si inserisce in quella della madre.  Accogliere Cristo e accogliere Maria sono due atteggiamenti equivalenti. Su questa accoglienza duplice, reciproca si edifica la comunità di Gerusalemme.
La prima cellula della Chiesa ha come regola la reciprocità.
È quella reciprocità che Gesù ha inserito nel comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri ( Gv. 13,34. 15,12); è ripresa da Paolo una decina di volte come elemento guida della vita della comunità:  siamo membra gli uni degli altri, gareggiate nello stimarvi a vicenda ..( Rom12,5-12); accoglietevi ( Rom. 15,7); siate a servizio gli uni degli altri ( Gal, 5,13); portate i pesi gli uni degli altri ( Gal, 6,2); perdonatevi a vicenda ( EF. 4,32); confortatevi a vicenda edificandovi gli uni gli altri ( 1Ts 5,11).  Sempre gli uni gli altri.
La vita buona del Vangelo è amarsi gli uni gli altri, in uno scambio di doni. Amare basta a riempire una vita, ma amare riamati basta per molte vite. (Ronchi)
Ogni Alleanza tra Dio e l’uomo, tra uomo e donna, ogni comunità autentica si regge sulla reciprocità, non sull’autorità. La regola d’oro è: fa’ agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te. Ciò che desideri per te fallo agli altri.
Gesù dice che tutta la legge di Dio è un questa frase.
È necessario scendere nel luogo più segreto di noi stessi, dove nasce il desiderio e lì scoprire il segreto dell’esistenza. Occorre donare agli altri ciò che si desidera per se stessi. Per noi desideriamo di essere amati, desideriamo essere presi sul serio, considerare cosa da nulla  qualche nostro difetto e importanti le nostre doti, essere perdonati di cuore, essere accompagnati quando abbiamo paura, avere un cuore in cui ripararsi …

La comunità è perseverante con Maria
            Nel libro degli Atti, S. Luca mette in risalto la virtù della perseveranza come tipica della prima comunità: erano perseveranti (2,42).
La perseveranza è una virtù nuova, umile, non clamorosa, non fa chiasso, si oppone alla tentazione del lasciarsi andare, dell’arrendersi,; si oppone all’abitudine. La tentazione più grande è l’accidia, cioè mancanza di volontà, pigrizia interiore, assenza di motivazioni, lasciarsi andare.
Contro l’accidia c’è la virtù umile e non vistosa della perseveranza.
Nella stanza alta, al piano superiore della comunità Maria è presenza che crea comunità e perseveranza, crea capacità di essere sempre discepoli.
Oggi la perseveranza, il “per sempre” fa paura.
Maria è la donna della perseveranza, che non molla.
È perseverante a Cana quando Gesù le dice: Che ho da fare con te, donna? (Gv. 2,4) E’ perseverante ai piedi della Croce ( Gv.19,25). E’ perseverante nel tre giorni del grande silenzio in cui Gesù è nel sepolcro: è la donna del sabato santo, la donna del terzo giorno.. È perseverante in preghiera con i discepoli nell’attesa della Pentecoste.
            Oggi nella cultura dell’immediato, dei riscontri immediati, dei risultati repentini, in cui non si sa investire a lungo respiro, perché non c’è più speranza, Maria ci richiama all’umile virtù contadina della perseveranza che nel tempo dell’inverno, sia che tu dorma o vegli, il grano germoglia sotto terra.
La perseveranza è il sigillo umile e fortissimo della speranza.

La comunità è sempre sulla strada con Maria
            I discepoli sono chiamati a portare sulle strade degli uomini il segreto della vita guarita: devono annunciare e guarire: predicate che il Regno è vicino; guarite gli infermi ( Mt. 10,7-8). E’ necessario che l’uomo si liberi dall’ansia di accumulare per incominciare ad esistere. Occorre ritornare a ciò che è essenziale, ritornare al cuore, alla comunione, alla fraternità, alla condivisione, a Dio.
Il segreto di una vita guarita è oltre noi.
Il viaggio dei discepoli è come una discesa verso l’uomo essenziale, là nel profondo di noi stessi, là dove nascono i sogni: là vedrai e sentirai Dio vicino che guarisce la vita.
Andare da Maria è andare a scuola di cristianesimo; capire lei è possedere la grammatica per capire l’umanità e per parlare la lingua della vita.
Lei è la prima del lungo corteo di questa umanità incamminata, caduta ma incamminata, prodiga ma incamminata: in lei c’è l’alfabeto della vita.
Nel Vangelo S. Luca descrive la nascita e l’infanzia di Gesù; negli Atti descrive la nascita e l’infanzia della Chiesa. Maria è presente ai due eventi in modo unico e peculiare.

Preghiamo
Santa Maria, donna dei nostri giorni, vieni ad abitare in mezzo a noi
Fa’ che possiamo sentirti vicina ai nostri problemi. Non come una che viene da lontano a sbrogliarceli con la potenza della sua grazia, ma come una che, gli stessi problemi li vive anche lei sulla sua pelle, insieme a noi.
Facci comprendere che la modestia, l’umiltà, la purezza, la bellezza, la bontà, la generosità sono frutti di tutte le stagioni della storia . Mettiti accanto a noi e ascoltaci mentre ti confidiamo le ansie quotidiane che assillano la nostra vita.
Facci sentire la tua rassicurante presenza. ( T. Bello)