Maria ai piedi della Croce - SdP 17 luglio 2015

Catechesi adulti

Scuola della Parola
Colei che ha creduto nell'amore

Per la festa della Madonna del Carmine
17.07.2015

Maria ai piedi della Croce

Preghiera

Ti chiediamo, Signore,
            che la nostra preghiera sia partecipazione alla tua

            nel giardino del Getsemani e sulla Croce
            e a quella di Maria ai piedi della Croce.
Questa preghiera non è soltanto per noi,
            è per tutta la Chiesa,
            per tutti quelli della nostra comunità,
            per tutti coloro che faticano a vedere nella vita
            i segni del tuo amore.
Concedici di essere per tutti
            un aiuto, un sostegno, un momento di luce;
concedici di far sentire a tutti
            che sono amati, capiti, perdonati
e di partecipare a tutti la misteriosa maternità di Maria
            presso la tua Croce. Amen.                ( C.M.Martini)

Leggiamo il Vangelo di Giovanni 19, 25-27.
                        25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».
E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Essere madre è la vocazione eterna di Maria.
            Sul Calvario Gesù dice a Giovanni: Ecco tua madre! Guarda tua madre. Guarda a lei, al suo modo di amare, a come crede e a come prega, a come sa piangere e gioire. Guarda e da Lei impara l’arte del vivere.
È il testamento di Gesù: guarda a lei. Lì trovi l’alfabeto della vita!
            Il testamento di Gesù è universale: una madre è data a tutti i discepoli di tutti i tempi, dono fra i doni.
Prendere Maria come Madre è un principio stabilito da Gesù stesso, non già inventato dai cristiani devoti.
Giovanni non è solo il discepolo, è il prototipo dell’umanità nel suo divenire.
È l’immagine di tutta l’umanità.
Gesù come figlio è sottratto alla madre.
Ma ecco che, come nuovo figlio, è dato Giovanni.
Giovanni è allora come Gesù.
Ogni discepolo, fratello di Giovanni, è figlio come  il figlio unico, Gesù.
Gesù è il figlio venuto come fratello, a far si che tutti ci scoprissimo  figli e vivessimo da fratelli.
Maria è nostra madre nel senso che ci insegna a vivere, che ci introduce giorno per giorno nel mestiere di uomo o di donna. È la donna nuova che ci trasmette l’arte di amare che è il compito più difficile, ma più bello.
Maria è il prototipo perfetto del credente, in lei è contenuto il Dna di ogni cristiano, ciò che siamo chiamati a diventare.
Maria è l’icona splendente del nostro futuro.
            Maria è dentro la nostra fede come energia di crescita, è dentro il nostro amore come forza che lo illimpidisce, è dentro la nostra speranza come perseveranza nel cuore della notte.
Maria ci sospinge instancabilmente verso la nostra maturazione.
La Chiesa prende forma sulla forma di Maria, su di Lei si riforma con il suo stile fatto di stupore, tenerezza, misericordia, umiltà, canto.

Maria ai piedi della Croce
            Questa sera vogliamo stare con Maria ai piedi della Croce e imparare da Lei l’arte di vivere, l’arte di amare.

1) Maria sotto la Croce crede all’amore come maternità.
            Una maternità ferita, ma mai arresa
Quando tutto muore, quando tutto si fa nero sul Golgota, Gesù pronuncia parole di vita: “Ecco tua madre”, “Ecco tuo figlio”.
Sono parole che dicono generazione, affetto, vita che riprende a scorrere.
È il segno della speranza di Gesù.
Disperato è colui che vede il trionfo della morte.
Gesù no, vede una madre e un figlio.
“Donna, ecco tuo figlio”, un figlio muore, ma un figlio ti è donato.
La tua vocazione, Maria è, da sempre e per sempre una sola: essere madre.
La tua vocazione deve prevalere sul tuo dolore.
I tuoi amori valgono di più della tua vita.
Ecco un figlio: ritorna ad essere madre.
L’amore conta più del dolore
Quando Gesù dice: “Ecco tuo figlio, ecco tua madre” parla a tutta la Chiesa, a ciascuno di noi e ci indica chiunque ci cammina a fianco.
La vocazione del credente è la stessa di Maria, madre: custodire, proteggere, prendere cura, amare. Ogni credente ha un compito supremo: custodire delle vite con la sua vita, soprattutto le vite deboli.
Maria non più madre perché suo figlio sta morendo, ritorna ad essere madre di maternità moltiplicata: tutti noi siamo suoi figli.
Maria crede nell’amore come maternità.
Amore è toglimento di morte (a-mors).
Amore si oppone alla morte; è togliere dalla morte.
Solo se si esce dall’io avviene il reale superamento della morte.
Senza un tu amato, la sopravvivenza è morte strisciante.
Non amare è un lento morire. “Chi non ama” dice Giovanni (1 Gv.3,14) “rimane nella morte. Chi ama passa da morte a vita.”

2) Maria sotto la Croce crede nell’amore come accoglienza
            “ da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”
La casa dove accogliere chi ha perduto, chi è stato sconfitto parte da sé, offrendogli l’attenzione del cuore, come a un figlio stanco a cui non cerchi tanto di fare il bene, ma di volergli bene. La casa è il contrario dell’incontro occasionale, dice stabilità, relazione che continua.
            Maria è consegnata al discepolo e il discepolo è consegnato a Maria. Una reciprocità di accoglienza è il primo atteggiamento chiesto da Gesù alla Chiesa. Il criterio dell’accoglienza entra nella struttura stessa dell’esperienza cristiana.  Se la comunità, ai piedi della Croce, sorge da una duplice accoglienza, quella di Maria e quella di Giovanni, non può esistere Chiesa di Gesù senza il criterio determinante e discriminante dell’accoglienza.
La chiesa o è accoglienza o non è.
La logica dell’accoglienza si oppone alla logica della scena pubblica da conquistare.  Accogliere e custodire deve determinare la fisionomia della Chiesa, articolarne la disciplina, plasmarne il linguaggio.
Ne viene che la Chiesa, come Maria, deve farsi casa, compagnia a tutti.
L’accoglienza parla della via discendente di Dio.
Il Padre, in Gesù, rallenta il suo passo sul ritmo del nostro, impolvera i suoi piedi sulle nostre strade, abbrevia il suo passo sulla misura del nostro, dentro la polvere dei nostri sentieri.  La fede ci assicura che è Dio che discende
Credere all’amore significa accogliere. Dio non si merita, Dio si accoglie.

3) Maria sotto la Croce crede l’amore più grande
            In tutto il Vangelo amare si traduce sempre con il verbo dare.
Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio ( Gv. 3,16) Non c’è amore più grande che dare la vita ( Gv.15,13) Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca  (Mt. 10,42) … La grandezza dell’amore è dare la vita, la croce.
Maria sotto la croce crede l’amore più grande di tutto e ci insegna ad amare.
1) L’amore è debolezza.
            L’amore della Croce non protegge, espone. Chi ama diventa debole verso la persona amata, infatti l’amore può tutto eccetto che obbligare ad amare. Chi ama è debole e mendicante di consenso: “io sto alla porta e busso e aspetto che mi si apra”
Questa è la debolezza di Dio.
L’amore ti mette in balia di colui che ami. L’uomo può dire di no a Dio, ma Dio non può dire di no all’uomo. L’amore è forte, la morte non può  distruggerlo, ma l’amore è debole, ti fa soffrire.
2) L’amore è povertà
            L’amore vuole mezzi poveri, perché il primato sia del cuore.  Il mezzo più scandalosamente povero che l’amore ha scelto è la sofferenza. Ha scelto il dolore, il più povero di tutti i mezzi possibili.
Il mezzo più follemente povero è la Croce. Dio non viene amato perché onnipotente, ma perché crocifisso per amore. Dio ci viene in soccorso, ma non con la sua onnipotenza, ma con la sua impotenza.
3) L’amore è dipendenza
            Amare significa dipendere, chi ama dice: ti amo, ti seguirei in capo al mondo, se cambi città, la cambio anch’io …Questo è vero anche per Dio.
Non solo Dio è amore, ma Dio è esclusivamente amore. Se Dio è nient’altro che amore Egli è il più dipendente degli esseri .. Il padre del figlio prodigo dipende da suo figlio, se tornerà ci sarà festa, se non tornerà
ci sarà amarezza.
Il profeta Sofonia grida una parola stupenda: “Dio esulterà di gioia per te e griderà: tu mi fai felice!”  ( Sof. 3) Questo Dio che danza di gioia attorno a me e non dice, ma grida: “tu mi fai felice!”, afferma che la sua felicità dipende da me, che ha posto nelle nostre mani la sua gioia.
4) L’amore è umiltà
            Umile non perché bisognoso, ma nel senso che l’amore vero non può che guardare l’altro dal basso verso l’alto.
Gesù quando lava i piedi agli apostoli li guarda dal basso verso l’alto.
Noi cerchiamo Dio al di là del cielo, mentre sta lavandoci i piedi nel gesto di servizio di fratello. La lavanda dei piedi è svelamento del luogo di Dio.
Dio non può che mettersi in basso, altrimenti non possiamo dire che Dio è amore. Allora l’umiltà di Dio è la profondità stessa di Dio. Dio è certamente più grande di noi, ma è più grande di noi nell’amore, quundi più grande in umiltà. Quando volle manifestarsi, Dio si umiliò, si nascose ancora di più, assumendo la forma umile di servo.(Fil. 2,7). Umiltà si traduce con servizio.
5) L’amore è impotenza
            Si dice “Dio può tutto”, ma questa frase non è vera. No, Dio non può tutto, Dio può soltanto ciò che l’amore può. Dio non può odiare e disprezzare, non può distruggere, non può amare la morte, la malattia …
Dio può solo ciò che l’amore può.  Questo fa nascere la più grande gratitudine. Dio non è l’Onnipotente che ama, ma un Amore onnipotente. La onnipotenza dell’amore è la Croce.  Maria ai piedi della Croce ci guida in questa esperienza di fede nell’amore più grande.

Una conclusione
            Abbiamo guardato a Maria, siamo andati alla scuola di Maria.
Andare da Maria è andare a scuola di cristianesimo, è imparare la lingua dell’umano contro il disumano; significa crescere a più piena libertà, a più amore, a più consapevolezza che lo Spirito eternamente compie in noi la stessa opera che ha compiuto in Maria: far nascere in noi Cristo e in lui l’uomo nuovo.
Ci aiuti Maria con la sua fede, la sua umanità e il suo amore ad abitare la terra come ha fatto lei benedicendo le creature e facendo grande Dio:
Ci aiuti a stare come lei accanto alle infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto e condivisione.
In Maria ciascuno di noi è chiamato a riscoprire l’alfabeto della vita, riscoprire se stesso come casa, in cui il Misericordioso senza casa cerca casa.
In Maria diventiamo capaci di correre incontro all’altro, mano aperta al dono della pace.
Maria ci insegna ad accogliere, lettera per lettera, la più bella Parola di Dio, che è la vita di ciascuno. La più bella Parola di Dio sei tu, pronunciata una volta e che non ripeterà mai più.