Lo spettacolo della Croce - SdP Mar. 2013

Catechesi adulti

Scuola della Parola adulti:
LO SPETTACOLO DELLA CROCE

 

07.03.2013

Siamo in quaresima, ci avviciniamo alla settimana Santa, vogliamo fermarci e contemplare lo spettacolo  della Croce di Gesù.

 

Preghiamo (M.Delbrel)

Quando si ama, si vuole stare insieme

Quando si è insieme ci si desidera parlare.
Quando ci si ama, si vuole ascoltare l’altro,   solo,

senza che le voci estranee ci vengano a turbare.
Per questo coloro che amano Dio hanno sempre sognato il deserto,
per questo a coloro che l’amano, Dio non può rifiutarlo.
E sono sicuro, mio Dio, che Tu mi ami e che in questa mia vita
così ostacolata, e stretta da tante cose
non può mancare quel deserto in cui ti si incontra.

 

Ascoltiamo il Card. Martini, lettera pastorale “parlo al tuo cuore”:

Dio non è uno spettatore  disinteressato o un giudice freddo e lontano, ma “soffre” per noi e con noi, per le nostre solitudini incapaci di amare, perché Lui ci ama.   La “sofferenza” divina non è  incompatibile con le perfezioni divine: è sofferenza dell’amore che si fa carico …...

Sotto i colpi di luce del Vangelo, il Dio di Gesù Cristo mi è apparso come il Dio capace di tenerezza e di pietà fino al punto di “soffrire” per i peccati del mondo. Un Dio tenero come un Padre e una Madre, che non rinnega mai i suoi figli.  Un Dio umile, che manifesta la sua onnipotenza e la sua libertà proprio nella sua apparente debolezza di fronte al male. Un Dio che per amore accetta di subire il peso del nostro peccato e del dolore che esso introduce nel mondo. …

Come vorrei che tutti a questo punto capissero che il mistero di un Dio morto e risorto è la chiave dell’esistenza umana e il succo del Vangelo e della nostra fede…..”

 

Lo spettacolo della croce

La Croce va vista e compresa non attraverso i nostri occhi deboli e spesso distratti, ma attraverso lo sguardo penetrante dei primi testimoni.

Ricordiamo quattro affermazioni:

1) Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Gv.19,37): è una definizione della Chiesa, il popolo di coloro che guardano Colui che è stato trafitto.

2) “Tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornarono percuotendosi il petto” (Lc.23,48)

3) “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me” (Gv.12,32): la croce è il centro dell’universalità, il luogo dell’incontro

4) “Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e tutte le nazioni della terra si batteranno il petto  per lui (Ap.1,7)

Queste quattro frasi ci dicono che la Croce è la grande icona, la memoria fissa del credente, lo spettacolo dal quale non si deve mai staccare lo sguardo. E’ uno spettacolo da vedere e rivedere, penetrare, scrutare e ripensare.

 

I tratti di questo spettacolo

* E’, innanzitutto uno spettacolo pubblico che si svolge davanti a tutti; non solo davanti ai discepoli e alla madre, ma davanti alla folla accorsa, ai semplici passanti. E’ uno spettacolo pubblico che vuole restare pubblico

* E’ uno spettacolo che sorprende, persino scandalizza: racconta di uno “sconfitto” che invece è un “vittorioso”.

Sorprende perché si tratta di uno spettacolo in cui appare tutta la malvagità dell’uomo che non esita a condannare l’innocente; ma nello stesso tempo appare tutta la profondità e l’ostinazione di Gesù per l’uomo.

Il perdono di Dio svelato dalla Croce è la suprema garanzia della vita e della storia, ed è la prima ragione della speranza. Il peccato non è la realtà ultima, perché superato dal perdono di Dio.

Sulla croce vedi un innocente sconfitto, trafitto: questo deve spingerci a vedere il male con uno sguardo serio. La croce ci insegna che il male c’è, che la malvagità esiste e che occorre vederla, scoprirla, denunciarla, ammetterla.  Il credente . guarda il male con sguardo serio e preoccupato.

* Ma la Croce è anche uno spettacolo in cui si scorge il perdono.

Racconta una storia ebraica che quando Dio decise di creare il mondo, non riusciva a farlo stare in piedi, non stava ritto, cadeva e ricadeva, una volta, due volte. Allora Dio, accanto al mondo, creò il perdono e il mondo stette ritto.

Se il mondo continua, è perché Dio ci perdona tutte le mattine e tutte le sere, e il Cristo in Croce è la rivelazione di questo perdono.

Se dunque la Crocifissione è uno spettacolo serio perché mostra la malvagità, è ancor più uno spettacolo lieto perché mostra il perdono. Per questo il discepolo di Gesù è nel contempo serio e sereno.

* Lo spettacolo della Croce è uno spettacolo che converte.

Le folle accorrono, guardano, comprendono e “si battono il petto”

Lo spettacolo della Croce capovolge la vita.

Osservandolo comprendi che la tua vita deve assomigliare alla vita di quel Crocifisso che, rifiutato, ama e perdona, e non rompe la solidarietà con chi lo rifiuta. Comprendi che la strada della vita non può essere che il dono.

* Infine, lo spettacolo della Croce è spettacolo pericoloso.

Pericoloso  per il mondo che viene giudicato.  Di fronte al Crocifisso il mondo si vede smascherato nella sua menzogna, e si arrabbia e reagisce e colpisce.   Ma pericoloso anche per il credente, perché ormai non può più fare a meno di camminare lungo la strada che corre il rischio della solitudine e del martirio.

La conclusione è che il cristiano è tutto l'opposto di un discepolo tranquillo che scivola giorno dopo giorno nella banalità e nell'annoiata osservanza di alcuni doveri religiosi. È, invece, attore di un dramma, che proietta al di fuori: al di fuori del mondo, perché propone di vivere secondo una logica del tutto diversa dalla logica mondana; al di fuori di se stessi, perché propone un' esistenza che alla conservazione di se preferisce il dono di sé  e al di fuori anche della propria comunità, perché anche la comunità deve, se vuole davvero porsi alla sequela del proprio Signore, aprirsi al mondo e farsi universale.

 

.Alcune domande e qualche risposta.

1) Come assistere allo spettacolo? Come guardarlo?

* E’ uno spettacolo da guardare insieme, dentro una comunità, dentro la Chiesa. Non devo guardarlo da solo, non lo capirei.

* Ed è uno spettacolo che devo vivere. Non è concesso guardarlo da spettatore interiormente assente. La Croce è uno spettacolo che devo “ridisegnare" dentro la mia vita, anche se so che non riuscirò mai a ridisegnarlo completamente, né io né la mia comunità.

* E’ uno spettacolo che devo vivere, ricordare, mostrarlo e raccontarlo. Non devo mostrare al mondo la mia esperienza, né quella della  comunità. Sono troppo inadeguate. Occorre raccontare con la mia vita e con la vita della comunità la storia di Gesù Cristo, lo spettacolo della croce.

2) Come calare tutto questo nella vita quotidiana?

Il percorso che ci permette di ridisegnare nel quotidiano lo spettacolo che abbiamo ammirato è indicato dalle beatitudini evangeliche.

E’ la strada dell’amore gratuito. La carità è il cuore dello spettacolo, e il cuore dell’identità cristiana. La carità è un'esperienza che ogni uomo è in grado di comprendere. La carità è per eccellenza missionaria. La Carità deve imitare l'amore del Crocifisso:deve apparire universale, gratuita ed eccedente.  Soprattutto eccedente. Dio, infatti, ha manifestato sulla Croce un amore misurato sulla sua grandezza, non semplicemente sui nostri bisogni. Anche la carità cristiana non può indugiare troppo nel fare calcoli e nell'elaborare strategie

Non mancano, certo, le possibilità di offuscare lo spettacolo.

* Il nostro volto non riflette mai completamente quello di Gesù.

Per questo occorre la Parola che racconta ciò che Gesù ha fatto, non ciò che noi facciamo.   C'è il rischio di sovrapporsi allo spettacolo di Gesù.

* C'è una seconda possibilità di tradimento: dimenticare che lo spettacolo indica anche uno stile, un metodo. Si può infatti parlare della Croce percorrendo strade che non sono quelle del Crocifisso

La strada é quella della gratuità, dell’universalità, del servizio e del dono di sé

* C'è una terza tentazione non infrequente: l'angoscia della coerenza. Come invitare allo spettacolo, se io per primo lo tradisco? È importante sentire il dovere della coerenza, ma non l'angoscia della coerenza. Il diritto e il dovere, infatti, di invitare allo spettacolo, non stanno nella nostra coerenza, ma nella bellezza dello spettacolo che noi abbiamo ammirato e che non possiamo tenere per noi. L 'importante è invitare a guardare il suo spettacolo, non il nostro.

3) Perché annunciarlo?

Le ragioni sono tutte dentro lo stesso spettacolo. Si tratta infatti di uno spettacolo che è insieme bellezza, verità e amore.

Quando ti imbatti in una cosa bella, tu la racconti. Quando ti imbatti in una cosa vera, tu la ridici. Se hai capito che lo spettacolo del Crocifisso è come una folgore che ha illuminato il cammino del mondo e di ogni uomo, allora tu lo dici a tutti, non puoi farne a meno. E se lo spettacolo ha cambiato la tua esistenza dandole forza e direzione, allora inviti tutti gli amici allo spettacolo.

La missione nasce dalla consapevolezza di avere incontrato una verità, che tutti gli uomini, lo sappiano o no, vanno cercando. Naturalmente la missione è sostenuta dall'amore per l'uomo, dal desiderio di comunicargli quel dono che noi per primi abbiamo ricevuto, ma la missione nasce anche, e soprattutto, dal desiderio di mostrare ciò che Dio ha fatto. Ciò che Dio ha fatto è troppo grande per non essere raccontato.

Conclusione.

Terminiamo ricordando tre parole di Gesù:

La prima è una domanda: è la prima parola di Gesù nel Vangelo di Giovanni, ai due che lo stanno seguendo: "Che cosa cercate?" (Gv 1,38).

È questa una grande domanda. Noi che cosa cerchiamo? Cerchiamo veramente Gesù? Non è scontato, perché dietro la nostra ricerca di Dio può anche nascondersi una ricerca di noi stessi.

La seconda è ancora una domanda: ed è la prima parola di Gesù ai discepoli nel vangelo di Marco: "Perché siete così paurosi?" (M c 4,40).

Serietà e impegno sì, ma mai la paura. La paura blocca e rinchiude. 

Lo spettacolo della croce, che è spettacolo di amore e di perdono, allarga il cuore e pone in movimento.

La terza è nel vangelo di Marco: è la parola di Gesù rivolge ai discepoli inviati in missione. “Li rimproverò per la loro durezza di cuore…e disse loro: andate e predicate a ogni creatura" Mc. (16,14-15).

Che cosa c'è di più sorprendente e di più bello di questo "andate e predicate"?  I discepoli sono duri di cuore, è vero, e tuttavia sono “mandati”

Il peccato non ha il diritto di rallentare la forza della missione.

don Enrico