
Scuola della Parola:
LA PREGHIERA DI MARIA
Introduzione.
In preparazione alla festa della Madonna del Carmine facciamo due momenti di scuola della Parola: nel primo vediamo la preghiera di Maria, nel secondo la preghiera a Maria.
Ci lasciamo guidare in queste riflessioni da P. E. Ronchi e dal Cardinal Martini.
Vergine, fanciulla giovane, madre, se Tu non riappari anche Dio sarà triste:
(P. David Maria Turoldo: )
Se non riappari nei gesti e nello stile dei cristiani, viva, presente, luminosa e gioiosa, cambiando il nostro modo di credere e di vivere, Dio sarà triste.
Se non ritorni a rivelare quel Dio che seduce ancora perché parla il linguaggio della gioia, quel Dio che manda angeli a dire che l’impossibile è diventato possibile, il Dio che a Cana di Galilea gode della gioia dei suoi, la provoca, la attende, la nostra fede sarà più povera e più triste.
Se non riappari come presagio di felicità, come beatitudine del credere ( la prima beatitudine del Vangelo Lc.1,45: Beata colei che ha creduto …), il volto di Dio sarà meno desiderabile.
La vera devozione mariana non è emotiva, ma frutto di rivelazione.
Maria ha rivelato molte cose del volto di Dio e del cammino della Chiesa, ma lo ha fatto nel Vangelo con parole e azioni.
Le altre rivelazioni che le vengono attribuite attraverso messaggi e veggenti, sono sempre e comunque private: non riguardano il cammino della Chiesa.
Maria ha rivelato nel Vangelo quello che era chiamata a rivelare.
Amare i suoi messaggi vuol dire interrogare con attenzione le Scritture.
Su Maria sono pochi i dati condivisi dai singoli evangelisti.
S. Marco struttura il suo Vangelo come un cammino per diventare discepoli di Gesù e Maria appare solo come discepola.
S. Matteo è più preciso: si interessa della storia del popolo di Israele fedele e Maria appare come sposa del giusto israelita Giuseppe.
S. Luca fa di Maria l’amata da Dio, un modello di canto e di stupore.
S. Luca descrive Maria presente nei tre tempi della storia di Dio con l’uomo: nell’Antico Testamento prima della nascita del Messia (annunciazione visitazione), nel Nuovo Testamento inaugurato dalla nascita di Gesù e dopo l’Ascensione negli Atti degli Apostoli, nel tempo della Chiesa.
S. Giovanni fa di Maria la donna universale, la nuova madre ai piedi della croce.
L’unica cosa da tutti condivisa è che Maria è madre; è madre di Gesù.
Maria nel Vangelo parla sette volte: due volte con l’arcangelo Gabriele, due con Gesù al tempio e a Cana di Galilea, una volta con Elisabetta, poi con il Magnificat e con i servi a Cana di Galilea.
Per il resto nel Vangelo si raccolgono solo silenzi.
Ma il silenzio è “il luogo dove lo spirito può aprire le ali” (A. del Saint’Exupéry)
Il silenzio di Maria non è volto al tacere, ma all’ascolto.
Maria appare in scena mentre ascolta, un cuore che ascolta l’angelo dell’annunciazione, la benedizione di Elisabetta, gli angeli del Natale, le profezie di Simeone e Anna, le parole di Gesù dodicenne ,
LA PREGHIERA DI MARIA
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna, …
entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta… ( Lc. 1,39)
La narrazione della visitazione e il canto del Magnificat ci fanno comprendere quello che è avvenuto nel cuore di Maria dopo il grande fatto dell’Annunciazione.
Gioia e imbarazzo.
Dopo l’annuncio dell’Angelo, Maria è una persona alla quale è stato consegnato un grande segreto che cambia la sua vita, che la coinvolge profondamente, che la porterà a vivere un’esperienza tutta diversa da quella che si era immaginata. Porta nel cuore un segreto che non può spiegare a nessuno.
È certamente un segreto di gioia, tuttavia è anche imbarazzante.
Come spiegare a Giuseppe, suo sposo, ciò che è avvenuto? Come renderlo credibile? Come far capire il mistero di Dio che si è manifestato in lei?
Maria si trova nella situazione di chi, avendo qualcosa di grande dentro di sé, che le dà gioia e insieme peso, vorrebbe comunicarlo, farsi capire, ma non sa a chi e come.
In questa solitudine pensosa e dolorosa percorre la strada verso la Giudea per andare da Elisabetta.
Capita anche a noi, tante volte, di avere qualcosa dentro da comunicare e non trovare nessuno a cui comunicarlo …
L’amicizia di Elisabetta.
Maria si avvia verso la montagna di Giuda e, entrata nella casa di Zaccaria, saluta Elisabetta.
“ Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elsabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc. 1,41-42).
Improvvisamente, senza bisogno di parole, Maria si sente capita, sente che il suo segreto è stato colto da chi poteva intuirlo nello Spirito Santo; sente che ciò che è avvenuto il lei è oramai inteso da altri. Maria si sente accolta, capita e può dare sfogo a tutta la pienezza dei suoi sentimenti.
Ora che un’altra persona ha potuto intuire il suo segreto, Maria si sente liberata interiormente e può esclamare a gran voce ciò che ha dentro.
Ecco allora erompe il suo canto, la sua preghiera.
È davvero importante il valore di un’amicizia che ci capisca, che ci aiuti a sbloccarci, che ci permetta di mettere fuori ciò che abbiamo dentro di bello, o forse di brutto, purché sia detto.
Maria si esprime cantando perché il suo animo è pieno di gioia.
Un canto di gioia. ( Lc. 1,46-55)
«L’anima mia magnifica il Signore 47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; 50di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. 51Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. 54Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Il canto incomincia con il soggetto io: “ l’anima mia, ... il mio spirito”.
All’inizio è Maria al centro, la sua esperienza, la sua gioia, ma subito il soggetto cambia: il mio spirito esulta in Dio perché Lui ha fatto grandi cose ...e da qui in avanti è sempre Dio: Dio ha guardato l’umiltà, Dio ha fatto grandi cose, .. Dio ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili ….
La preghiera di Maria parte dall’esperienza personale, grida ciò che ha dentro, per portarsi immediatamente a descrivere ciò che Dio fa.
C’è una perfetta fusione fra l’esperienza personale e l’inserimento nel piano di Dio. Maria prega contemplando se stessa nel piano di Dio, si sente parte del piano di Dio …
Pregare è vedere, leggere, collocare se stessi, la propria vita, le proprie scelte, i propri progetti nel piano di Dio.
Contemplare Dio nel mondo.
Possiamo domandarci se siamo capaci di fare le affermazioni di Maria, oppure se, guardandoci attorno, non siamo tentati di fare affermazioni contrarie, negative sulla situazione che ci circonda. Dire, cioè, che i superbi trionfano, i potenti spadroneggiano, gli umili sono calpestati, gli affamati si moltiplicano, i ricchi arricchiscono sempre di più ...quella che noi chiamiamo visione realistica delle cose, viene rovesciata, nella contemplazione che Maria fa dell’opera di Dio.
Maria parla guardando la storia dalla parte della speranza.
Maria si mette dalla parte del Regno, e, in una umanità piena di mali, di sofferenze, di ingiustizie, di violenza .. contempla la venuta di Dio che sta trasformando la povera esistenza umana.
Maria può compiere questa contemplazione coraggiosa della storia facendo emergere i segni del Regno, i segni della speranza capaci di illuminare tutte le sofferenze dell’umanità perché ha sperimentato la salvezza.
Maria ha sperimentato Jahvè come salvatore della sua vita: “Dio mio salvatore”. Da questa esperienza Maria può guardare attorno, guardare la storia. A partire dalla propria vita, Maria scorge i segni della speranza, i segni del Vangelo, le anticipazioni del Regno. Non si può conoscere il Dio del Vangelo se non si fa esperienza della salvezza.
Il nostro magnificat
Il Magnificat si conclude così: Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia.
Lo possiamo esprimere in forma di preghiera rivolta a Dio: Ricordati che il tuo amore è grande, non dimenticarti di essere misericordioso. Così hai promesso ad Abramo e ad ogni figlio di Abramo..
Ma nella forma verbale greca il verbo “ricordandosi” è posto all’infinito.
Allora il soggetto diventa chiunque legge e pronunci il verbo.
Ricordare la misericordia, perché la misericordia è la perfezione di Dio
Ricordare significa “ri-mettere nel cuore”, perché l’uomo ricorda solo ciò che gli sta a cuore. Allora possiamo dimenticare tutte le altre parole: basterà ricordare la misericordia.
Ricordare perché l’oblio è la radice di tutti mali.
Ricordare sempre che la salvezza sta nel fatto che Dio ci ama, ci perdona, non che noi lo amiamo. E ricordare che noi siamo fatti per amare, per perdonare settanta volte sette
Qualche domanda per dialogare con Dio
* Come Tu, o Dio, sei il Dio della mia salvezza, come posso cantare il mio magnificat? A Partire da quale esperienza di salvezza ti riveli a me come il Dio ricco di misericordia? il Dio del Vangelo? Il Dio che cambia la mia vita, dandole una carica di speranza capace di farla guardare con occhi diversi, mettendomi dalla parte del Regno, dalla parte della giustizia, dalla parte degli umili, dalla parte dei poveri?
Siamo invitati ad aprire il nostro cuore per ricercare, come Maria, i grandi momenti di Dio nella nostra vita.
Pensiamo a ciò che abbiamo ricevuto di bene e di amore dagli altri.
Pensiamo al nostro incontro con il Dio che ci salva, che ci chiama a far parte del suo Regno; con il Dio che rimanderà i ricchi a mani vuote e riempirà di bene gli affamati: noi per primi noi, affamati e poveri.
Chiediamoci da quali pene o gioie segrete ci libera l’incontro con Dio? Quali realtà grandiose emergono per ciascuno di noi, se ci mettiamo dalla parte di Dio, del suo Regno, dalla parte della speranza? Che cosa Dio ci chiede se noi ci mettiamo dalla parte dei poveri?