
La conversione di Cornelio:
"Dio non fa preferenze di persone"
Sugli Atti degli Apostoli - 19.11.2015
Una introduzione per fare memoria.
Abbiamo visto in At 8,26-40 la conversione dell’Etiope eunuco, funzionario e amministratore di Candace, regina di Etiopia. L’Etiope è un “proselito”, cioè un credente nel Dio di Israele, ma non appartiene al popolo di Israele, non è un Ebreo. S, Luca non dice il nome, perché quest’uomo rappresenta ogni “proselito” che si converte.
Nel capitolo successivo At. 9,1-19 abbiamo visto la conversione di S. Paolo. Paolo rappresenta il giudeo osservante che si converte.
Questa sera incontriamo un centurione romano Cornelio che, insieme alla sua famiglia, si converte. Cornelio rappresenta ogni pagano che si apre a Gesù e diventa discepolo.
S. Luca con questi tre racconti, ci vuole dire che il Vangelo è destinato a tutti, che la Parola di Dio è in grado di raggiungere e convertire tutti. Il Signore cerca ogni uomo. Non esiste nessuna persona del tutto impenetrabile alla Parola di Dio. Le tre figure indicano una totalità, l’universalità della salvezza che in Gesù vuole arrivare a tutti. La Chiesa deve mettersi sulla strada di ogni uomo, per dire il Vangelo ad ogni uomo, superando ogni barriera.
La conversione di Cornelio
Leggiamo per intero il capitolo 10 degli Atti.
Ci soffermeremo su alcuni dati essenziali che mettono in luce come la Chiesa primitiva esisteva per annunciare il Vangelo a tutti.
La nota dominante del racconto della conversione di Cornelio, ma dovremmo dire di tutto il libro degli Atti degli Apostoli è la presenza e l’azione dello Spirito Santo. S. Luca lo menziona più volte, questo serve a noi per prendere coscienza del fatto che è lo Spirito il vero protagonista della storia della Chiesa e dell’annuncio del Vangelo.
La prima scena del racconto si svolge a Cesarea.
Qui troviamo Cornelio, soldato dell’esercito Romano.
S. Luca lo presenta con due aggettivi: religioso, timorato di Dio, cioè una persona che frequentava il culto, la preghiera, simpatizzante del giudaismo. Partecipava anche alla sinagoga, ma non aveva la circoncisione, a differenza dei proseliti come l’eunuco etiope.
Questa condizione religiosa riguardava anche la sua famiglia.
S. Luca sottolinea anche che la spiritualità di quest’uomo era nutrita da due pratiche fondamentali delle religiosità ebraica: la preghiera assidua, più volte al giorno e l’elemosina al popolo e ai bisognosi.
Il racconto di S. Luca è molto curato e occupa un posto centrale negli Atti.
S. Luca descrive la conversione e il Battesimo del primo dei pagani, insieme alla sua famiglia. E questo avviene per opera di Pietro, il capo degli Apostoli.
Il seguito del racconto degli Atti metterà in scena soprattutto l’azione missionaria di Paolo verso i pagani.
L’intento di Luca è chiaro: vuole raccontare e motivare che ciò che la Chiesa delle origini ha compiuto, attraverso l’opera di Paolo e gli altri missionari insieme a lui, è stato “inaugurato” dallo stesso Pietro in modo autorevole. E tutto questo è avvenuto in obbedienza allo Spirito Santo che ha suggerito questa apertura, guidando sia Cornelio che Pietro a un grande appuntamento con il Vangelo e con il Battesimo.
Anche in questo racconto, come già nei precedenti c’è la presenza di un angelo, un inviato del cielo che porta un messaggio particolare, segno che qui Dio è all’opera. L’angelo è segno della presenza e dell’intervento di Dio.
Il personaggio, Cornelio, è chiamato per nome, per dire che la storia di ognuno è conosciuta e amata da Dio in modo particolare.
Pietro verso mezzogiorno viene rapito in estasi.
La seconda scena avviene a Giaffa e al centro troviamo Pietro.
Pietro sale sulla terrazza a pregare.
C’è una doppia visione quella di Pietro e quella di Cornelio: questo dice che quello che sta accadendo è guidato e voluto da Dio.
Pietro e Cornelio sono messi in gioco e ciascuno si trova a fare i conti con le proprie convinzioni e con le provocazioni che arrivano dall’alto.
Dall’alto arriva uno strano oggetto e l’invito che Pietro sente rivolgersi per due volte è profondamente contrario a ciò cui è stato educato e a cui si è sempre attenuto: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”
È una vera provocazione, una sfida a trasgredire. Pietro si ribella.
Pietro non ha chiaro il senso ultimo di quanto ha visto: “Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto …”
Mentre ancora pensava a questa visione, lo Spirito comanda a Pietro di accogliere l’invito dei tre uomini: “Alzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati”
E’ lo Spirito che conduce la Chiesa
S. Luca ci ricorda ancora una volta che è lo Spirito a guidare Pietro, cioè la Chiesa delle origini.
La Chiesa deve essere aperta ad accogliere la novità dello Spirito.
In che modo lo Spirito concretamente ha parlato a Pietro non lo sappiamo, tuttavia questo è il messaggio per noi, per la nostra Chiesa di oggi: imparare a mettersi davvero in ascolto dello Spirito per capire e discernere la strada da percorrere.
Dove lo Spirito conduce, Pietro lo scoprirà solo alla fine. A Pietro viene chiesto di compiere un passo alla volta. Quello che è importante è mettersi in gioco, coltivare l’ascolto, e lasciarsi condurre dallo Spirito.
La Chiesa delle origini è davvero a una grande svolta che condizionerà e orienterà tutto il suo cammino futuro.
I cambiamenti importanti nella storia della Chiesa sono avvenuti seguendo l’ispirazione dello Spirito.
Anche oggi, dobbiamo chiederci: quali sono i passi e le scelte che lo Spirito indica alla Chiesa perché annunci il Vangelo a tutti?
Pietro dovrà cambiare radicalmente, dovrà lasciar cadere una prassi secolare di prescrizioni alimentari, ma soprattutto di relazioni ….
Non si tratta di essere “progressisti” o “tradizionalisti”, si tratta di mettersi in ascolto dello Spirito. Correre avanti o tirare il freno sono due scelte ugualmente sbagliate, perché obbediscono alla nostra sensibilità, alle nostre paure, ai nostri sogni … Quello che è importante è sintonizzarci sul sogno di Dio e dello Spirito per la Chiesa di questo nostro tempo., anche se potrebbe portare a qualche fatica e molte incomprensioni, come di fatto sta succedendo.
Papa Francesco ce ne dà un grande esempio.
Di fronte alla novità dello Spirito c’è sempre una resistenza.
Pietro, in prima battuta resiste e ne è quasi scandalizzato, eppure lo Spirito gli dice di andare oltre quelle norme che lo tenevano imprigionato e gli impedivano di camminare. Pietro disse: “Voi sapete che a un Giudeo non è lecito avere contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo.”
Lo Spirito è più grande delle nostre leggi, delle nostre ristrettezze mentali.
È necessario, anche oggi, rimettersi continuamente in ascolto di ciò che lo Spirito sta indicando alla Chiesa, senza sentimenti nostalgici e camminare con coraggio. Il rischio è sempre quello di costruire una Chiesa a nostra misura, non lasciandoci ispirare da Dio.
La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità” (Papa Francesco.)
Pietro varca la soglia della casa di Cornelio, un pagano.
Varcare la soglia di casa è un piccolo passo che esprime il passaggio tra due mondi che fino a quel momento erano rimasti estranei e non comunicanti.
S. Paolo definisce questo piccolo passo come l’abbattimento di un muro che separava e teneva distanti. Cristo elimina la separazione tra ebrei e pagani. Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva … (Ef.2,14)
S. Luca ci dice che occorre correre il rischio dello Spirito: la Chiesa è chiamata ad esporsi, a fare, come Pietro. il tratto di strada da Cesarea e Giaffa .
Dio non fa preferenze di persone
Pietro prende la parola ed esprime anzitutto la sorpresa.
Una sorpresa relativa non solo a ciò che sta avvenendo, ma una sorpresa molto più pesante, una sorpresa relativa all’immagine di Dio e del suo agire.
“In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone”: è quasi una confessione di Pietro, cioè sembra dire: “ io ho sempre pensato il contrario!” Per un Ebreo con c’è nulla di strano pensare che Dio faccia preferenze di perone sul piano etnico e religioso.
Questo ci dice che la nostra immagine di Dio è sempre soggetta a possibili equivoci. Dio non lo si conosce mai abbastanza e nessuno deve pretendere di avere l’esclusiva di conoscerlo. Dice Giobbe: Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. (Gb. 42,25)
È l’esperienza dello Spirito che ci permette di conoscere e riconoscere il volto di Dio, di strapparlo da tutto ciò che di inautentico può offuscarlo e stravolgerlo, liberarlo dalle nostre vecchie e mai rinnovate convinzioni e dai nostri luoghi comuni inveterati nel tempo.
Da questa sorpresa nasce la prima conseguenza operativa, cioè, che della comunità dei credenti possono far parte tutti: è sufficiente “temere Dio e praticare la giustizia”
A partire da questa rivelazione di Dio, Pietro annuncia a loro la persona di Gesù, e ci regala un bell’esempio di catechesi della prime comunità su Gesù e siccome si rivolge a dei pagani, non c’è nessun riferimento alla Torah.
Lo Spirito Santo discese
È la scena finale. S. Luca ci dice che quello che sta avvenendo a Giaffa è una nuova Pentecoste, la “Pentecoste dei pagani”.
Viene raccontata attraverso quegli indicatori che hanno caratterizzato la prima Pentecoste di Gerusalemme.
Un primo dato “Lo Spirito discende sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola.” La condizione che prepara ad accogliere lo Spirito è essere in ascolto della Parola.
Un altro dato è lo stupore, come era avvenuto alla folla di Gerusalemme. L’oggetto dello stupore è il medesimo che ha colpito Pietro, cioè che lo Spirito si effonda anche sui pagani, cioè su coloro che nessuno si sarebbe mai immaginato. Dio ha sempre la capacità di sorprenderci anche oggi, anche se noi tante volte ci sentiamo presi in contropiede come se Dio stesse sbagliando e tra le labbra diciamo: “Dio non deve fare così, non va bene!”…
C’è, poi, il dato importante del dono delle lingue che ci riporta alla Pentecoste di Gerusalemme. Il dono delle lingue dice che il Vangelo è per tutti, va detto in tutte le lingue e tutte le lingue lo possono comprendere, ma dice anche che “ogni lingua è chiamata a proclamare che Gesù Cristo è Signore! “ Fil. 2,11)
Infine il racconto si conclude come la Pentecoste di Gerusalemme, con la celebrazione del Battesimo. Questo racconto è chiaramente collegato con gli episodi precedenti che S. Luca ha voluto dipingere, perché anche Cornelio e la sua famiglia, come Saulo e l’eunuco entrano con il Battesimo nella nuova comunità dei discepoli del Signore.
Ecco la comunità dei discepoli: “una comunità in uscita, con le porte aperte…. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre … se qualcuno vuol seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si deve incontrare con la freddezza di una porta chiusa ..
La Chiesa è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.” (Papa Francesco)
Qualche domanda per una verifica e un confronto:
Siamo una Chiesa capace di ascoltare lo Spirito?
Quale conversione è chiesta a noi e alla nostra comunità?
Quale stile di Chiesa ci viene suggerito?