Il dialogo come stile di vita - Formazione 10 ottobre 2019

Catechesi adultiIncontro 10 ottobre 2019

Il dialogo come stile di vita

 

Per chi siamo?
Noi non siamo un grumo di cellule! Siamo persone umane.
Essere persone umane significa essere in grado d’indagare sulla propria destinazione, verso dove siamo destinati a indirizzare le nostre risorse migliori….
La cultura dell’individualismo e del godimento a tutti i costi ha inquinato la ricerca della destinazione e ha posto la domanda della vita in questi termini: Qual è il modo migliore per godere la vita?
È la strada peggiore, perché è falso pensare che accumulare risorse ci renda felice.
C’è un segreto per raggiungere la propria felicità  che consiste nell’interrogarsi creativamente su chi sono destinato a rendere felice e su che cosa posso inventarmi per abbellire il mondo.
Allora si potranno scoprire molte cose su sé stessi, che altrimenti non si scoprirebbero mai e capire la verità della parola evangelica che dice che se si dona la vita la si guadagna cento volte. ( Mt. 19,29)
( don P. Sequeri)

Papa Francesco dice.
La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria.
La esperimentano i settantadue discepoli che tornano dalla missione pieni di gioia ( Lc. 10,17). La vive Gesù che esulta di gioia nello Spirito Santo e loda il Padre perché la sua rivelazione raggiunge i poveri e i più piccoli ( Lc. 10,21.
La sentono pieni di ammirazione i primi discepoli che si convertono (At. 2,6)
Questa gioia è il segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto.
Fedele al suo Maestro la comunità cristiana deve uscire ad incontrare tutti, ad annunciare a tutti il Vangelo….
La gioia del Vangelo è per tutto il mondo, non può escludere nessuno …
(Evangelii gaudium, 21-22)

Il nostro Arcivescovo dice.
            Noi, discepoli di Gesù, così imperfetti e deludenti come siamo, dobbiamo arrenderci. Abbiamo molte obiezioni, molte resistenze, molte ottusità.
Gesù è venuto per dare compimento alla volontà di Dio che vuole che tutti gli uomini siano salvati, che incontrino la gioia del Vangelo.
Proprio Gesù ha associato alla sua missione i suoi discepoli…
La missione è obbedienza al mandato di Gesù.
Non è un’impresa solitaria.
I discepoli devono purificarsi da ogni tentazione di proselitismo….Devono contrastare ogni inclinazione alla timidezza e al ripiegamento su di sé…
Devono liberarsi da ogni complesso di inferiorità….
Devono obbedire al  Signore…                         ( La situazione è occasione, 1)

Il dialogo come stile di vita
            Questa sera vogliamo mostrare che il dialogo, così come la Parola di Dio lo suggerisce, è, per noi cristiani e per la comunità cristiana, il  modo autentico di vivere e di annunciare il Vangelo.
Non basta però fare dialogo, occorre diventare uomini e donne di dialogo.
In queste riflessioni ci lasceremo guidare dalla Parola di Dio.
Il dialogo non è una tattica, ma è la struttura della vita di Dio, della vita del cristiano e della vita della Chiesa.
Dio parla all’uomo, si comunica all’uomo.
La Bibbia utilizza per esprimere il rapporto di Dio con l’uomo la categoria della comunicazione.
Dio è un essere che si comunica, non rimane chiuso in sé stesso.
Le caratteristiche di questa comunicazione sono le stesse della comunicazione fra gli uomini
La Parola di Dio si è incarnata, non è rimasta suono e voce, ma si è fatta gesto e condivisione.
Ha assunto le dimensioni della nostra storia, il volto del nostro mondo, si è rivestita della nostra cultura e ha preso su di sé il peso delle nostre situazioni.
La Parola di Dio è la storia di Gesù.|
Questa comunicazione di Dio con noi diventa un modello da imitare.
L’uomo è stato fatto ad immagine di Dio.
La Parola di Dio si ostina ad affermare che l’uomo è una struttura di dialogo: si realizza nel dialogo e si aliena nella solitudine.
Nell’uomo la voglia di comunicare è prepotente.
Ma nonostante questo la storia testimonia, e la Bibbia ne è consapevole, che nell’uomo può prevalere la tentazione contraria.
L’uomo spesso si chiude al dialogo.
A dispetto del progetto di Dio e dell’intima vocazione dell’uomo, la storia umana sembra un continuo camminare verso le divisioni.
I primi capitoli della Bibbia lo testimoniano: da Adamo alla torre di Babele è una continua disgregazione, le lingue si confusero e gli uomini di dispersero
(Gn. 11,-1-9)
Ma a Pentecoste, con l’arrivo dello Spirito, inizia il cammino a rovescio.
Uomini di lingue diverse incominciano ad intendersi e a ritrovarsi (At. 2,1-13)
A Pentecoste nasce la comunità cristiana per una missione di dialogo.
Ciò nonostante resta vero che la stessa comunità cristiana, da sempre, conosce la tentazione della divisione.
Il dialogo non è mai un possesso assicurato, esige conversione e vigilanza.

Il decalogo del vero dialogo
            Proviamo a dare concretezza a quanto abbiamo detto, indicando dieci principi per un autentico dialogo.
Sono principi e condizioni che si collocano a diversi livelli di profondità.
Tutti insieme mostrano che il dialogo non è solamente una cosa da fare, ma prima ancora un modo di vivere.
Il dialogo come mentalità, come modo di pensare, come metodo di vita è un modo di organizzare la nostra vita e i nostri  rapporti umani.
Il dialogo è una struttura della persona.
Su questi punti possiamo poi confrontarci insieme, possiamo soprattutto vedere come il dialogo è vissuto da noi nella nostra famiglia, nelle diverse situazioni della nostra vita, nella nostra comunità.

Ecco i dieci punti:
            1) Il dialogo è autentico se è universale.
Non c’è vero dialogo se si esclude qualcuno.
Questo sulla base che l’uomo è amato da Dio, è sua immagine, e dunque degno di ESSERE ascoltato, è portatore di diritti e di verità.
Il diritto al dialogo è racchiuso nella radice stessa dell’uomo, del suo essere immagine di Dio.
Dio non esclude nessuno dal suo dialogo e così dobbiamo fare noi.
            2) Il dialogo è autentico se avviene nella libertà.
Non c’è dialogo là dove c’è imposizione, paura o ricatto.
La verità è da annunciare, ma a nessuno è lecito imporla.
Neppure Gesù l’ha imposta: l’ha predicata a tutti, l’ha testimoniata con la sua vita, ma non è ricorso alla violenza per imporla.
Ha sollecitato il consenso e ha accettato il rifiuto.
            3) Il dialogo è autentico se avviene nella sincerità.
C’è un parlare che comunica e un parlare che nasconde, un parlare che chiarifica e un parlare che nasconde.
C’è dialogo solo là dove si comunica qualcosa di vero, qualcosa di sé stessi.
            4) Il dialogo è autentico se costruisce la comunione.
Tutti hanno il diritto e il dovere di farsi sentire, ma le singole voci hanno il dovere di entrare in un discorso comune.

Il dialogo è un parlare di sé, ma non per erigere la propria originalità al di sopra delle altre, sarebbe idolatria.
            5) Il dialogo è autentico se è dinamico, proteso in avanti.
Non c’è vero dialogo se ci si confronta semplicemente per conservare ciascuno il proprio spazio.
Il vero dialogo porta ad accordi dinamici, di conversone, non statici ….
Ma questo esige un grande amore per la verità e molta ansia di costruire un mondo più giusto
            6) Per saper dialogare occorre essere uomini liberi, profondamente inseriti nella vita.
Liberi dall’ansia del possesso, dai valori illusori, da tutte quelle cose che distraggono dall’essenziale. |
Il vero dialogo si svolge in profondità, attorno ai problemi veri dell’esistenza. (cfr. Lc. 14,16-20: la parabola degli invitati al banchetto)
            7) Il vero dialogo richiede il superamento degli steccati, delle consuetudini consolidate.
Sono tutte quelle sicurezze che ci siamo costruito e nelle quali ci barrichiamo.
Al tempo di Gesù si giustificavano gli steccati che Gesù ha abbattuto …
            8) Il dialogo richiede una duplice consapevolezza;
di essere poveri, quindi bisognosi di ascolto
e di essere ricchi, portatori di una parola di verità.
Questa è la vera umiltà che esclude nel contempo l’intolleranza e la neutralità, l’arroganza e la passività.
            9) Il dialogo richiede profonde radici,
cioè una chiara consapevolezza della propria identità.
Solo un albero con profonde radici può esporsi al vento del deserto.
Il dialogo richiede la capacità di rendere ragione della propria  fede e della propria speranza.
            10) il dialogo infine richiede continua vigilanza.
È dono di Dio, ma non è dato una volta per tutte.
È continuamente minacciato.
C’è un parlare che comunica e un parlare che nasconde, un parlare che unisce e un parlare che divide, un parlare che si apre all’ascolto e un parlare che si chiude all’ascolto.

Diceva il Card. C. M. Martini:
            Oggi le persone hanno più bisogno di ascolto che di parole.
Abbiamo imparato tutti a parlare, magari anche più lingue, e non siamo capaci di ascoltarci.
            Soltanto quando diamo ascolto all’altro con attenzione e non distratti, con pazienza e non di fretta, con meraviglia e non annoiati, acquistiamo il diritto e l’autorevolezza di parlargli al cuore.
            Efficientisti come siamo diventati, a volte crediamo che il tempo dedicato all’ascolto sia perso; in realtà, se pensiamo così, forse è perché non abbiamo tempo a disposizione per gli altri, ma soltanto per noi stessi e per i nostri interessi.
            Non di rado “il parlare” esprime voglia di potere sull’altro, …. mentre “un ascolto attento” diventa un grande servizio e un effettivo aiuto che si offre al fratello.
            La gente ha bisogno di raccontare i propri problemi a qualcuno che li capisca per sdrammatizzarli, per non sentirsi sola… per confrontarsi sui modi di uscirne. I problemi personali, quando non si trova a chi manifestarli, possono diventare giganteschi, paurosi, affievoliscono il senso della vita, soffocano la speranza

Proviamo a confrontarci su questi punti:
            vedere come li possiamo vivere nella nostra vita di ogni giorno,
            nella nostra famiglia,
            nelle diverse situazioni in cui ci veniamo a trovare

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