
Scuola della Parola
Il cristiano adulto nella fede
1 febbraio 2017
* Abbiamo fatto la visita Pastorale.
Abbiamo visto con il Vicario Episcopale il nostro progetto pastorale.
Una delle scelte prioritarie della nostra parrocchia è la formazione degli adulti. Così abbiamo scritto nel nostro progetto:
La Parola di Dio è qualcosa che ci supera da ogni parte, ci avvolge e ci sfugge, se tentiamo di afferrarla. Noi siamo nella Parola di Dio, essa ci spiega e ci fa esistere. ….
È stata la Parola per prima a rompere il silenzio, a dire il nostro nome, a dare un progetto alla nostra vita. è in questa Parola che il nascere e il morire, l’amare e il donarsi, il lavoro e la società hanno un senso ultimo e una speranza…. Accogliere la Parola significa credere.
L’uomo si realizza nel credere. L’uomo è fatto per accogliere la Parola, l’uomo è capace di accogliere la Parola, l’uomo fruttifica in misura della sua accoglienza della Parola.
Soltanto dall’abbondante seminagione della Parola è possibile sperare il frutto. Non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola. (Card. Martini)
* La parrocchia è il luogo dove si legge la Parola di Dio,
dove si narra la storia di Gesù.
Il cristianesimo è un “lieto evento”: non va ridotto a una dottrina, né a una morale, per questo va raccontato più che insegnato. Nella comunità cristiana occorre raccontare la storia di Gesù, quello che Gesù ha fatto e quello che ha detto, perché lo si conosca, si creda in Lui, lo si segua. Nella comunità cristiana la storia di Gesù va narrata sempre a tutti, ai piccoli e ai grandi.
La nostra parrocchia vuole avere a cuore la formazione delle persone: vuole offrire momenti precisi di formazione e di crescita nella fede per tutti, perché, chi lo desidera, non debba cercare altrove quello che è necessario per una vita cristiana a pieno titolo.
Se per essere cristiano bisogna cercare una fonte spirituale lontano dalla vita ordinaria, quotidiana, fuori dalla parrocchia, allora la fede diventa un privilegio di pochi e una occasione perduta per i più.
La Parola di Dio deve mettere radici nel cuore, cioè nell’intimo della persona, nel luogo della sue decisioni più profonde. Il vero cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti e di abitudini.
I gesti, le abitudini, le tradizioni sono utili se nascono da convinzioni interiori.
Senza una libera convinzione interiore non c’è cristianesimo..
* Il momento del giovedì sera
Il momento del giovedì sera vuole aiutare la formazione di cristiani adulti nella fede. È un momento nel quale vogliamo incontrare la Parola di Dio, lasciarci guidare dalla Parola di Dio, confrontarci, discutere sul modo di essere cristiani oggi, su come vivere il Vangelo nel contesto in cui siamo.
Abbiamo una pretesa: far diventare questo momento un laboratorio della fede per gli adulti della nostra comunità perché il cristiano adulto nella fede, oggi, deve saper raccontare la sua fede, deve saper rendere ragione della sua fede.
Il cristiano adulto nella fede è capace di speranza.
L’atto di speranza è tanto più cristiano quanto più ha una connotazione simile al modo di agire di Gesù e quanto più supera l’angoscia.
L’angoscia è il non senso che avanza, è il nulla, l’assenza di significato.
L’angoscia fa vivere il non senso di tutte le cose, fa venir meno la voglia di vivere. Questo è il contesto in cui, oggi, il cristiano adulto nella fede è chiamato a testimoniare la sua fede
Il cristiano adulto nella fede è capace di fare discernimento secondo lo Spirito in contesti molto complessi.
È colui che cerca di uscire dalla confusione interiore per raggiungere la semplicità intesa come risultato di arrivo e non come banalità di partenza.
Il cristiano adulto nella fede è capace di manifestare compassione e misericordia. Chi è capace di compassione e di misericordia ama il tempo in cui vive e la gente senza tradire il Vangelo.
Il cristiano adulto nella fede è capace di criticare la storia perché ha contemplato il mistero di Cristo.
Il cammino della fede adulta.
Nei Vangeli possiamo trovare un vero e proprio itinerario nel quale sono indicate le tappe che segnano il cammino da una fede iniziale a una fede adulta. Queste tappe si possono esemplificare in alcuni passaggi-
1. Dal Dio dei miracoli al Dio Crocifisso.
Il Vangelo di Marco è il Vangelo dei miracoli, ma i miracoli muoiono sulla Croce dove Gesù che ha salvato gli altri, non salva se stesso.
Potenza e debolezza sono le due facce del mistero di Gesù.
I miracoli mostrano che in Gesù agisce la potenza di Dio, ma la Croce rivela che la potenza di Dio è l’amore e il dono di sé.
Il cristiano adulto nella fede, è chiamato a capire la Croce perché essa è il luogo più denso in cui si può cogliere l’identità di Gesù, l’identità dello stesso discepolo e il vero volto di Dio.
Il discorso della Croce mette in crisi il discepolo.
Per l’evangelista Marco il cristiano adulto nella fede è il Centurione che, ai piedi della Croce, riconosce il Figlio di Dio in quella morte e non nei miracoli.
Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse “davvero quest’uomo era Figlio di Dio” ( Mc. 15,39)
Gesù ha compiuto i miracoli, ma non salva il mondo con i miracoli; né i soli miracoli sono in grado di rivelare la sua vera identità.
2. Dal merito al dono
Nel Vangelo il discepolo è invitato a distogliersi dalla fiducia in se stesso per confidare unicamente nell’amore di Dio., a capire la “grazia”
Nell’episodio del giovane ricco, Gesù invita al distacco dalle ricchezze.
I discepoli chiedono sbigottiti: “se è così chi si può salvare?”. La risposta di Gesù va al nocciolo della questione: “è impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! perché tutto è possibile presso Dio” ( Mc. 1017-27)
Comprendere “la grazia” ( il dono gratis) è essenziale se si vuole essere veramente discepoli dalla fede matura-
A un primo livello di lettura la figura del discepolo nei Vangeli è fragile, fallimentare, ma ad secondo livello appare come realtà aperta e carica di avvenire. Questo perché la fedeltà di Gesù vince la
debolezza del discepolo.
Gesù li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore....Poi disse loro andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. (Mc.16,14-15)
Il discepolo, cioè il cristiano adulto nella fede, è un uomo che, chiamato, viene meno, è fragile, tuttavia, non viene meno la fedeltà di Gesù nei suoi confronti. Gesù rimane legato ai suoi discepoli nonostante la durezza del loro cuore. L’annuncio del Vangelo richiede la coerenza del discepolo, ma non poggia sulla sua coerenza.
C’è il dovere della coerenza, ma non c’è posto per l’angoscia della coerenza. Anche se peccatori abbiamo il diritto e il dovere di annunciare il Vangelo.
3. Dal progetto alla persona.
La folla segue Gesù immaginandolo come un Messia conforme alla propria attesa; ma quando si accorge che Gesù è un Messia diverso, lo abbandona. Il discepolo, cioè il cristiano adulto nella fede, invece, rimane con Gesù nonostante tutto. Il discepolo rimane fedele alla persona di Gesù più che al progetto che si è fatto di Lui.
Simone figlio di Giovanni mi ami più di costoro?
Gli rispose: “certo, Signore tu lo sai che ti voglio bene” ( Gv. 21,15)
E’ normale iniziare il cammino della fede con un progetto, con attese precise, ma è altrettanto normale, lungo la strada, accorgersi che il volto di Dio è differente. E’ questa la vera crisi, forse la tappa fondamentale che segna lo spartiacque tra fede iniziale e fede matura.
La vera crisi non accade quando si cerca il Signore, ma quando lo si trova e ci si accorge che è diverso da come lo si era immaginato.
4. Dal lasciare al trovare.
E’ detto sin dall’inizio del Vangelo di Marco, che il distacco per la sequela deve essere totale e definitivo. Subito, i primi discepoli lasciarono il lavoro, il padre e la proprietà. (Mc. 1,16-20). Tuttavia il distacco per la sequela ha un suo itinerario che per l’evangelista Marco si sviluppa lungo due direttrici. La prima riguarda la motivazione del distacco: distacco per essere liberi per il Vangelo; la seconda è la convinzione che il distacco per seguire Gesù non è una perdita, ma un guadagno ( Mc. 10,28: Noi abbiamo abbandonato tutto per venire con te …. Io vi assicuro, dice Gesù, ….che chi avrà lasciato casa, fratelli, sorelle padre ..riceverà già in questa vita, insieme a persecuzioni, cento volte di più.
Il cammino del discepolo è al tempo stesso una liberazione e una concentrazione graduali, cioè un distacco per un’appartenenza.
Il discepolo, cioè il cristiano adulto nella fede, diventa sempre più convinto che il distacco necessario per seguire Gesù non costituisce una perdita, ma un guadagno, non una diminuzione, ma una pienezza.
5. Dal chiuso all’aperto.
Il cammino della fede è, fin dall’inizio orientato alla missione:
Vi farò diventare pescatori di uomini. ( Mc. 1,17). La prima parola di Gesù ai discepoli è seguitemi (Mc. 1, 17); l’ultima è andate nel mondo intero. (Mc.16,15). Il discepolo, cioè il cristiano adulto nella fede, ha molto da imparare: non deve parlare a nome proprio, ma a nome di Gesù, Non deve parlare di sé, ma unicamente dell’amore di Dio. Il suo orizzonte non è la piccola comunità, ma il mondo intero.
In questa impresa missionaria non è solo, ma sempre in compagnia del Signore.
Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt.28,20)
Soprattutto deve ricordare che l’universalità evangelica non è semplicemente quantitativa, ma qualitativa. Gesù è disceso in profondità sino a solidarizzare con l’ultimo degli uomini e da quel punto, dal basso, ha visto e raggiunto il mondo intero. Anche questo è un segno inconfondibile della maturità della fede.
6.Dalla conversione al Perdono, dalla giustizia alla gratuità.
Abbiamo già toccato il tema della gratuità, sottolineando che la fede adulta esige una conversione dalla fiducia in se stessi alla fiducia in Dio.
Per illustrare ulteriormente il valore della gratuità guardiamo alla parabola del prodigo (cfr. Lc. 15, 11ss) e dei lavoratori a giornata della prima ora e dell’ultima ora pagati allo stesso modo (Mt. 20, 1ss).
Il centro della parabola del prodigo non è la “conversione” del figlio che decide di tornare a casa, ma l’amore del Padre che l’accoglie prevenendolo. Il figlio incontra un perdono del tutto gratuito, che precede la sua stessa conversione. Il figlio voleva pagare il suo rientro in casa e, invece, il Padre neppure lo lascia parlare. Il figlio non conosceva il Padre, né quando si era allontanato da Lui, né quando decise di tornare. Lo ha conosciuto incontrando il suo perdono del tutto gratuito. Sta qui la meraviglia, l’incontro con il vero volto di Dio.
Analoga è stata la meraviglia degli operai dell’ultima ora che si sono visti dare la stessa paga dei primi.
A sua volta il “giusto”, cioè il fratello maggiore della parabola (noi) siamo invitati a ragionare come il Padre, oltre le strettoie della giustizia, per approdare agli spazi larghi della gratuità. Anche gli operai della prima ora sono invitati a uscire dall’angustia della proporzionalità.
Solo così si comprende qualcosa del Dio di Gesù Cristo.
Senza questa apertura ci potrà essere una fede severa, impegnata, piena di opere e di meriti, ma non una fede adulta veramente cristiana.
*Quali riflessioni ci fanno fare questi passaggi del Vangelo di Marco?
* Che cosa chiedere alla nostra comunità perché ci aiuti a camminare verso una fede adulta ?