Guardando la famiglia di Nazaret - SdP adulti Gen. 2013

Catechesi adulti

Scuola della Parola adulti:
GUARDANDO LA FAMIGLIA DI NAZARET

17 gennaio 2013

Vogliamo questa sera guardare la famiglia di Nazaret e vedere che cosa ha da dire agli sposi e alle famiglie della nostra comunità.

L’amore stupisce sempre e commuove sempre.
Perché l’amore è un miracolo.  Quel miracolo che ti fa scoprire che ciò che è più "mio" - il volto, il nome, il corpo - non è, non esiste senza un "tu".

Leggiamo il Vangelo di Luca 2, 41-50:

41I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

 

Una piccola lectio

Il cuore di questo brano di Vangelo è la risposta asciutta di Gesù:

Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2,49)

“Occuparmi”,  vuol dire dice E. Bianchi: stare presso il Padre, nella casa del Padre (Enzo Bianchi) e B. Maggioni:  essere nelle cose del Padre:
Tra Giuseppe e Maria e Gesù c’è una incomprensione, un equivoco.
Giuseppe e Maria non capiscono Gesù.
L’equivoco nasce sulla parola “Padre”. Maria dice: Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo. (Lc 2, 48) .
E Gesù risponde: Non sapevate che è necessario che io sia nelle cose di mio Padre?  Gesù riprende lo stesso termine “Padre” con lo stesso aggettivo possessivo “mio”, ma  è un altro padre, non è Giuseppe.

I genitori pensano di aver ritrovato un figlio e Lui dichiara di essere figlio di un Altro.

Questo  è un episodio epifanico: ci svela l’identità di Gesù; vuole farci capire chi è Gesù: non è il figlio di Giuseppe, non è il figlio solo di Maria: Gesù è il figlio di Dio presente in mezzo a noi.

Questo episodio ci rivela anche che la parola-chiave della vita di Gesù e di tutto il messaggio cristiano è la parola “Padre”. E’ la prima parola di Gesù: Io devo occuparmi delle cose del Padre mio.  Sarà l’ultima parola di Gesù: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito  (Lc 23, 46). 

Il segreto di Gesù è il Padre.

Qualche riflessione.

1) Amare è mettersi in viaggio.

Maria e Giuseppe, ottimi genitori, se pur a fatica, si mettono in viaggio interiormente. Con fatica  perché è scritto: Ma essi non compresero le sue parole (Lc 2, 50)

Questa annotazione di Luca allude a una condizione essenziale del costituirsi di un buon rapporto tra moglie e marito, tra genitori e figli, tra una generazione e l’altra: la condizione del viaggio, dell’andare insieme “altrove”, verso la casa del Padre e verso le cose del Padre.

La vita è un viaggio verso Dio e verso gli altri. Se vogliamo incontrare gli altri e l’Altro dobbiamo metterci in viaggio.

Anche nel matrimonio tanti rapporti si spezzano, perché uno dei due non si muove, o perché né l’uno né l’altro si muovono.

Amare è uscire da sé, è mettersi in viaggio; amarsi, sposarsi è uno che diventa due; il matrimonio è la comunione di due tu non di due io.

L’amore, come un corso d’acqua deve essere in continuo movimento, ed è proprio quello che tu fai con me. Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie? Credono che le acque del fiume scorrano per sempre, e non se ne preoccupano più. Poi arriva l’inverno, e le acque gelano. Solo allora comprendono che niente, in questa vita, è assolutamente garantito. (K. Gibran)

Condizione essenziale del costituirsi di un rapporto felice tra moglie e marito, ma anche tra genitori e figli, tra una generazione e l’altra è la condizione del viaggio, dell’andare insieme "altrove", verso l’altro, verso gli altri.
In questo viaggio verso l’altro è necessario  non lasciare invecchiare i sogni di quando ci si è conosciuti, innamorati l’una dell’altro. Occorre che l’uomo e la donna rubino del tempo alla quotidianità, che a volte è davvero un carico pesante, per loro stessi. Solo per loro stessi. 

Per ritrovare la tenerezza, la meraviglia dell’intimità, la bellezza dell’alterità. Per ridirsi parole d’amore.

Occorre mai dimenticare che il cammino verso l’altro è il viaggio più lungo che esista al mondo, è un viaggio mai finito; che l’altro resta e resterà sempre l’altro e cioè un mistero, anche dopo il rapporto più intimo.
Non per nulla un detto ebraico afferma: "Il Messia arriverà quando due diventeranno uno"!

Il matrimonio è un viaggio meraviglioso ma molto esigente perché amare è uscire da sé, perché sposarsi non solo è "due che diventano uno" ma anche "uno che diventa due".

L’amore è nel contempo vicinanza (gioia, festa, intimità, armonia, fusione) e lontananza (sacrificio, sofferenza, distanza, incomprensione, delusione, silenzio).

2) Amare è mettersi in ascolto

Il viaggio verso l’altro domanda innanzitutto ascolto.

L’altro è una realtà che si sottrae al mio possesso, al mio potere.

Egli può svelarsi solo se c’è ascolto, attenzione.

Egli può svelarsi solo se lui vuole raccontare e raccontarsi.

Oggi le persone hanno più bisogno di ascolto che di parole.

Soltanto quando diamo ascolto all’altro con attenzione e non distratti, con pazienza e non di fretta, con meraviglia e non annoiati, acquistiamo il diritto e l’autorevolezza di parlargli al cuore.. Efficientisti come siamo diventati, a volte crediamo che il tempo dedicato all’ascolto sia perso; in realtà, se pensiamo così, forse è perché non abbiamo tempo a disposizione per altri, ma soltanto per noi stessi e per i nostri interessi. (Card. Martini)

Un giorno un rabbino domandò a un ebreo: «Mi ami?»
E quello rispose: «Sì, certo che ti amo».
E il rabbino domandò ancora: «Sai qual è il mio dolore?»
«Come faccio a saper qual è il tuo dolore?», replicò l’altro.

«Allora», concluse il rabbino, «non è vero che mi ami. Non mi puoi amare se non conosci il mio dolore».     (Apologo chassidico tratto da Martin Buber)

Il buon ascolto non è dar ragione all’altro, non è accontentarlo, ma capirlo, comprenderlo, è coltivare un cuore misericordioso: senza asprezza, senza giudizio, senza condanna, senza intolleranza. Il cuore misericordioso ama e proclama la verità, ma lo fa con amore e per amore.

Un cuore misericordioso sa correggere e perdonare, incoraggia sempre e valorizza anche la più piccola briciola di bene.

3) Amare è pregare

Non dobbiamo mai dimenticare che il cammino verso l’altro parte e deve partire da Dio perché Dio è la fonte dell’amore.

Il Vangelo ci consiglia di tenerci ben stretti a Gesù Cristo per sentirci bene perché Lui è la vite e noi siamo i tralci. Ce lo consiglia attraverso un verbo intrigante: "rimanere in", un verbo che ritorna per tante volte nel testo di Giovanni, (15,4-12):

 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.

5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca … 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. …            9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

"Rimanere in": non vicino, accanto, ma dentro.

Il rapporto tra Cristo e il cristiano è un rapporto, un legame radicale, fontale, fondamentale, organico, non episodico, non stagionale, non marginale.

Così anche il matrimonio cristiano è "rimanere in".

“ Se Dio non si trova nelle nostre storie d’amore, allora le nostre storie sbiadiscono,si sgretolano e crollano. Non è essenziale che Dio venga nominato. Come non è indispensabile che il suo nome sia conosciuto a coloro che si amano: basta che queste persone si siano incontrate in cielo, su questa terra. Se non respiriamo più in cielo, soffochiamo nel nulla.” (C. Bobin)

Pregare è respirare il cielo.

Pregare è ricevere il cielo, è scoprire che l’amore ci è donato.  Il cielo, l’amore sono la vita di Dio in noi.  Sono il respiro di Dio, il soffio di Dio che viene dall’alto e ci è donato.

L’uomo e la donna pregano per ringraziare e pregano per ricevere.

L’uomo e la donna pregano e pregano insieme.

Una giovane coppia di sposi chiese al Maestro:
Che cosa dobbiamo fare perché il nostro amore, il nostro matrimonio duri?
La risposta del Maestro fu: Lasciate che Dio riempia il vostro amore.

4) Amare è tenere sempre le porte aperte agli altri

Amare, lasciarsi amare, è venire nuovamente al mondo, ogni giorno.

Nella diversità e nella singolarità di ciascuno: una farfalla non profuma e un fiore non vola ma insieme sono una cosa meravigliosa.

In questo viaggio verso l’altro occorre tenere le porte aperte agli altri.

Quando il mondo della coppia arriva solo fin dove arriva l’uscio di casa allora si finisce col morire di asfissia. Si disimpara ad amare …

È necessario sognare sempre che l’amore delle nostre famiglie diventi invulnerabile agli abbandoni e alla noia ma resti sempre vulnerabile alla parola di Dio e alle attese, ai sogni, ai bisogni, alle sofferenze di chi sta accanto a noi.
È necessario che lo stile di vita delle nostre famiglie  riscopra le relazioni tra le persone, nel proprio condominio, nella scuola frequentata dai figli, sul posto di lavoro, sia attento a chi è in difficoltà, a chi si trova in un momento di crisi economica, relazionale, affettiva. Sia uno stile di vita familiare aperto alla solidarietà, alla condivisione delle responsabilità, alla cittadinanza attiva.

Perché se semini la gioia nel giardino di tuo fratello, la vedrai fiorire nel tuo

Per pregare nel silenzio

* che cosa dice a me e alla mia famiglia questa Parola?   

* che cosa dico al Signore?

Preghiera della famiglia
(Card. Carlo Maria Martini)

O Dio, nostro Padre, ti rendiamo grazie
per questa famiglia che ci hai donato.

Nell’amore, con cui ogni giorno ci accogliamo,
ci aiutiamo, ci perdoniamo, ci offri un’immagine dell’amore
con cui Tu hai creato ogni vita e ti prendi cura di ogni uomo.

Ti ringraziamo anche per la nostra comunità cristiana,
per la nostra parrocchia, per la diocesi,
in cui Tu rendi presente i segni dell’amore di Gesù:
la Parola di Dio, l’Eucaristia, gli esempi di amore fraterno.

Ti chiediamo, o Padre,
che diventino sempre più intensi i rapporti
tra la famiglia e la comunità cristiana.

Fa’ che la Chiesa assomigli sempre di più a una famiglia:
favorisca l’amicizia fraterna,
accolga la collaborazione di tutti,
sia attenta a tutti, specialmente alle famiglia senza pace,
senza affetto, senza pane, senza lavoro, senza gioia.

Fa’ che la nostra famiglia assomigli sempre più alla Chiesa:
abbia fede in Te, accolga la Parola di Gesù
così come l’ha accolta Maria sua Madre,
applichi il Vangelo alla vita di ogni giorno,
aiuti i figli a rispondere con gioia alla tua chiamata,
si apra al dialogo e alla collaborazione con le altre famiglie.

Fa’ che la Chiesa e la famiglia siano un’immagine della tua casa,
dove Tu ci attendi dopo il nostro viaggio terreno.

 

don Enrico