Date voi stessi da mangiare - Catechesi Nov. 2014

Catechesi adulti

Catechesi adulti n. 1 - novembre 2014
DATE VOI STESSI DA MANGIARE

 

Introduzione
        L’Eucaristia al centro della vita della comunità parrocchiale e della sua missione.  E’ questo l’argomento che vogliamo approfondire nella catechesi degli adulti di quest’anno
            Ciò che caratterizza in maniera peculiare il modo di essere della Chiesa nella società è il servizio, l’attenzione all’uomo, la dedizione fino al dono della vita.
            L’essere cristiani non è caratterizzato dall’andare a Messa alla domenica, ma dal vivere per gli altri, fondato sul fatto che si va a Messa la domenica. Non vive dell’Eucaristia se non chi dona corpo e sangue per i fratelli come Gesù. ( C.M.Martini)
            La Chiesa non ha altro modo di essere nella società: la sua ambizione è di servire, a partire dagli ultimi. Perché questo desiderio rimanga sempre nella sua incandescenza, occorre mettersi alla scuola dei poveri, dei più poveri, stare con loro, condividere il più possibile.
            Concretamente è necessario privilegiare quelle scelte e far emergere quelle priorità che configurano il volto della comunità parrocchiale che celebra l’Eucaristia come volto familiare, fraterno, come trasparenza del volto di Dio.
Per volto si intende la declinazione completa della realtà parrocchiale: il suo linguaggio, i suoi gesti, le sue intenzioni profonde, potremmo dire il suo carattere. Aperto o chiuso? Disponibile o irascibile? Accogliente o elitario? Dialogico e scontroso? Umile o saccente?
Il problema serio della parrocchia che celebra l’Eucaristia è quello di chiedersi: come rivela il volto di Dio? La sua carità? La sua misericordia? La sua disponibilità ? Come accoglie i nuovi arrivati, anche quelli
scomodi? …..

È un cammino impegnativo quello che vogliamo fare, ma è anche un cammino bello se saremo fedeli a venire e ci lasceremo coinvolgere

Questa sera iniziamo da un brano del Vangelo di Marco 6.31-44:
        Gesù dà da mangiare a cinquemila persone.
Leggiamo il brano.

Uno sguardo al testo
* v.34: Gesù vide molta folla ed ebbe compassione di loro
            La compassione o misericordia di Gesù per la folla non è un attributo di Dio, ma è Dio stesso, nel più profondo del suo abisso di amore gratuito, che si manifesterà pienamente sulla Croce.
Questa compassione è l’origine del pane spezzato, donato.
* v. 34: erano come pecore senza pastore.
            Gesù è il pastore del suo popolo che dà la vita per le pecore (Gv.10,11). Quando sarà percosso e i suoi si sperderanno, egli assicura che non li abbandonerà: il pane spezzato e dato è il pegno del non essere mai abbandonati..
* v. 34: Cominciò a insegnare loro molte cose.
            Il primo pane che Gesù dà è la Parola, perché ”non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt. 8,3).
Il banchetto della Parola precede quello del pane.
Senza il banchetto della Parola, quello del pane rimane sconosciuto, quindi né desiderato, né accolto per quello che è.
Nella celebrazione dell’Eucaristia è la comunione con la Parola di Gesù che dà significato alla comunione con il Pane che è Gesù. Mangiare il corpo di Gesù è aderire alla sua Parola.
* v. 36: Congedali perché si comprino di che mangiare.
            I discepoli, come tutti, sono chiusi nella legge ferrea del possedere e del comprare. Noi pensiamo che al massimo uno può dare quello che ha, ma per Gesù non è così.
* v. 37: Gesù dice: Date voi stessi da mangiare.
            È un imperativo. I discepoli sono chiamati a dare, come ha fatto Gesù che ha dato la sua vita, cioè a passare dalla logica del possesso a quella del dono. La logica del possesso produce fame e morte, quella del dono genera sazietà e vita.
* V. 37: Dobbiamo andare noi a comperare duecento denari di pane?
            I discepoli restano nella loro logica, non capiscono quello che Gesù dice: Pensano di dover comperare il pane.
La loro è una carità calcolata.
Il punto è un altro: questo pane esiste senza comperarlo.
E’ Gesù stesso, il suo amore.
I discepoli non sanno di averlo perché è solo dandolo che ce l’hanno, e più ne danno, più ne hanno. Ma se tengono per sé, ne sono privi.
Tutti ce l’hanno, andate a vedere, dice Gesù. (v. 38)
* v. 38: abbiamo cinque pani e anche due pesci.
            A noi sembra poca cosa. Ma cinque più due fa sette, numero perfetto. È la nostra povertà, ma anche tutta la nostra ricchezza.
La nostra povertà, il nostro tutto passando per le mani del Signore diventa, nella condivisione, abbondanza per tutti.
* v. 39: Ordinò di farli sedere a gruppi sull’erba.
            Il popolo disperso senza pastore diventa un popolo ordinato sotto la guida di Gesù pastore che conduce ai pascoli verdeggianti.
Quando si passa dalla logica del possesso a quella del dono, questo mondo da deserto diventa terra buona, si torna all’Eden, diventa un giardino
v.41: Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi l cielo,
        fece una preghiera di benedizione, spezzò i pani
        Sono le parole della cena eucaristica.  Gesù prende i cinque pani, ma i suoi occhi sono rivolti al cielo, perché il suo non è un prendere per possedere, ma un ricevere in dono per donarlo.
Il pane spezzato è il suo corpo spezzato per noi, dato a noi.
È il centro del racconto.
V. 41: Li dava ai discepoli.
        “Dava” è un verbo all’imperfetto, indica un’azione che continua, che  continua sempre.
v. 41. E divide i due pesci tra tutti.
            Il pesce che vive nell’abisso è simbolo di Gesù che vince la morte, che è risorto
v. 42 Tutti mangiarono e furono sazi
            Mangiare è vivere: tutti vivono di questo pane. Solo l’amore è il pane che sazia e dà la vita. Tutti gli altri pani non saziano pienamente.
v. 43. Riempirono dodici ceste di pani avanzati
            Il numero dodici indica totalità. Dodici sono le  tribù d’Israele dalle quali prende origine tutto il popolo; dodici sono gli apostoli dai quali prende origine la Chiesa e dodici sono i mesi dell’anno.
Questo pane che sembrava così poca cosa, sazia tutti e non finisce mai di saziare. Viene a mancare a chi lo tiene per sé, ma si moltiplica per chi lo divide. Chi più ne dà più ne ha, avanzandone per tutti e per sempre.
L’amore non avrà mai fine, dice S. Paolo. ( 1 Cor. 13,8)
v. 44. Quelli che mangiarono erano cinquemila.
            Mangiare questo pane vuol dire vivere di Gesù, vivere come Lui. Cinque mila è appunto il numero della comunità primitiva. ( At. 4,4)  della quale si dice che pregava insieme, che si riuniva a spezzare il pane ( celebrava l’Eucaristia) e condivideva la vita con i fratelli, così che nessuno era bisognoso tra di loro ( At. 2,42-48; 4,32-35).
I cinquemila è la nostra comunità quando si raduna a celebrare l’Eucaristia alla domenica: dà i suoi cinque pani e due pesci a Gesù, mangia il pane spezzato che è Gesù e si impegna a vivere nella logica del dono, del servizio, della condivisione.

Qualche spunto di riflessione..
1) La folla  cerca Gesù.
            La folla ha fame di Gesù e della sua Parola, nel suo cuore c’è fame soprattutto di amore. Noi facciamo parte di questa folla.
Noi siamo fatti per amare. L’amore dà la vita e vince la morte.
            “ Se c’è in me una certezza incrollabile, essa è quella che un mondo che viene abbandonato dall’amore deve sprofondare nella morte, ma che là dove l’amore perdura, dove trionfa su tutto ciò che vorrebbe avvilire, la morte è definitivamente vinta “ ( Gabriel Marcel)
            Per amore siamo nati, per amore viviamo.
Essere amati è gioia, senza amore la vita resta triste e vuota.
L’amore è uscita coraggiosa da sé per andare verso gli altri e accogliere il dono della loro diversità dal nostro io. Siamo fatti per amare e scopriamo quasi di non esserne capaci.
Come divenire capaci di amare oltre ogni possessività, ingratitudine e prigione del cuore? Chi ci renderà capaci di amare?
2) Il deserto
            Dobbiamo andare nel deserto per incontrare la compassione di Gesù, cioè Dio che ama sempre gratuitamente, che ci dona la sua Parola che ci nutre con il suo Pane
C’è un deserto settimanale nel quale andare: è l’Eucaristia della domenica.
L’Eucaristia della domenica è il centro della vita della comunità cristiana. Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la comunità cristiana.
La comunità cristiana non vive e non cresce senza l’Eucaristia.
Il cristiano che celebra l’Eucaristia e si comunica si trasforma nella linea del sentire e dell’agire di Cristo, assume comportamenti evangelici.
L’Eucaristia configura la comunità secondo le esigenze del dono e della condivisione, anche se a tali esigenze la comunità può opporre resistenze.
La comunità cristiana è chiamata non solo a celebrare l’Eucaristia, ma a confrontarsi con questo Pane spezzato.
3) Date voi stessi da mangiare
            La celebrazione dell’Eucaristia raccoglie tutta la vita del credente e della comunità cristiana per darle l’impronta di Cristo e per mandarla nel mondo tra i fratelli a testimoniare la compassione di Dio.
L’Eucaristia dice, innanzitutto che la carità è l’atteggiamento di coloro che si sono lasciati attrarre da Gesù.
Prima di essere un’opera o una iniziativa, la carità è un clima spirituale, un complesso di atteggiamenti, un’unità misericordiosa di intenti entro la comunità. Solo in questo modo la carità della comunità plasmata dall’Eucaristia diventa capace di cercare ogni uomo che soffre per qualsiasi motivo per annunciagli la presenza di Cristo, per dirgli che, anche nella sua condizione, è possibile far nascere un germe di amore e per assicurarlo che, se riesce a credere all’amore e a vivere nell’amore, ha trovato Dio e la sua salvezza.
4) I cinque pani e i due pesci
            I cinque pani e i due pesci è tutta la nostra vita, è ciò che siamo, ciò che abbiamo.  Quando andiamo all’Eucaristia della domenica dobbiamo donare a Gesù  i nostri cinque pani e due pesci, dobbiamo donargli la nostra vita, con la nostra povertà e la nostra ricchezza.
Il discepolo mangia il pane spezzato, fa comunione con Gesù e con la sua Parola, e passa a una vita nuova nell’amore, a una vita  sotto il segno del dono e del servizio in umiltà.
Fa parte di un popolo nuovo che ha le caratteristiche del pane che mangia. Mangiare il pane che è Gesù è mettere la nostra vita nella mani di Dio, come ha fatto Gesù. “Padre nella tue mani metto la mia vita”  (
Lc. 23,46)

Qualche domanda per riflettere insieme.
* Come andare e partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia?
* Come fare in modo che l’Eucaristia continui nella nostra vita
* Come fare perché l’Eucaristia della domenica diventi il centro della vita della nostra comunità?
* Se tentiamo un confronto tra la vita della nostra comunità con questo Pane spezzato dell’Eucaristia, che cosa possiamo dire?

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