
Scuola della Parola
Colei che ha creduto nell'amore
Per la festa della Madonna del Carmine
16.07.2015
Credere all’amore
È con il cuore che si crede. Il cuore è la porta degli dei.
Come nel mistero di Dio, così anche nel mistero di una persona, si entra solo attraverso la porta del cuore.
Questo cuore grande cercheremo di trovare nella vicenda di Maria.
“La fede è nell’infinita passione per l’esistente” Kiekegaard
La vergine di Nazareth: colei che ha creduto all’amore.
Nella sua prima lettera, S. Giovanni dice chi siamo noi:
Noi abbiamo conosciuto e abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi.
“Abbiamo creduto all’amore” è la sintesi del cristianesimo.
Il discepolo di Gesù non crede ad altro; non all’onnipotenza di Dio, non all’eternità, o alla fedeltà, o alla sua sapienza infinita, ma all’amore
Dove si mette in gioco la fede è se Dio ha amore o no.
Su questo il popolo di Israele nel deserto giocava la sua vita:
“ Dio è per noi si o no” (Es.17,7)
Credere all’amore è fondarsi e fidarsi dell’amore
1) Fondarsi sull’amore, come la casa sulla roccia, come l’ancora che aggrappa e tiene nella tempesta.
Fondarsi sull’amore vuol dire agire scommettendo sull’amore, come futuro della nostra vita e del mondo.
L’amore è il futuro della vita e della terra.
È stabilità, è il senso del tempo: io vivo perché amo.
È il senso in grado di sfidare l’eternità: nulla potrà mai separarci dall’amore di Cristo ( Rom. 8,35). Nulla, mai. “Abbiamo creduto all’amore” non ad altro ….
2) Fidarsi dell’amore, cioè prestare fede ai suoi messaggi; avere fiducia che l’amore non tradisce, non viene meno, non abbandona.
È più forte della morte.
L’amore non è credibile, è altra cosa: l’amore è affidabile.
Dio è credibile perché è affidabile, perché fedele.
Dio è fedele all’amore, fedele al bene!
La fede si declina come fedeltà all’amore.
L’amore non è credibile, è cieco; illogico, come la Croce.
L’amore ha ragioni che la ragione non conosce.
L’amore è affidabile. Io mi fido e mi affido solo a chi so che mi ama. Sul suo amore metto la mia fiducia, sulla sua parola do la mia parola.
Così fa Gesù, che manda i suoi a due a due senza bisaccia, senza denaro, senza pane; dice “voi vivrete affidandovi all’amore d’altri, vivrete di ciò che altri vi daranno. Fidatevi dell’amore.
E li invia senza cose, ma non senza un amico: un bastone per appoggiarvi la stanchezza, un amico per appoggiarvi il cuore, l’amore d’altri per appoggiarvi la vita. E torneranno benedicendo Dio.
In queste due sere vogliamo dare uno sguardo a Maria che ha creduto all’amore, ha fondato la sua vita sull’amore, si è fidata dell’amore.
Cana, la casa dell’amore
Leggiamo il Vangelo di Giovanni 2,1-11: 1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Maria crede nell’amore
Gesù incomincia la sua missione partecipando a un pranzo di nozze.
Maria è presente a Cana di Galilea; è presente in quella casa dove la vita e l’amore celebrano la loro festa. Maria crede nell’amore umano come benedizione divina e crede a un amore che si prende cura.
Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse:
non hanno più vino.
Il vino viene a mancare.
A Cana viene a mancare non il pane, la carne, non il necessario, ma il vino.
Il vino in Israele è simbolo dell’amore, è simbolo della gioia..
Se manca l’amore finisce la festa della vita.
Anche a noi spesso manca non tanto il necessario, ma quel “non so che” che dona qualità alla vita, per cui le cose acquistano profumo e sapore.
Spesso ci manca quel “non so che” di gioia, di amicizia, di passione, di entusiasmo, di festa interiore perché avanzi quella fragile barca di canne che è il nostro cuore.
È un superfluo più importante del necessario.
Tante volte ci mancano piccoli perdoni, piccoli sorrisi, piccole tensioni da coprire, piccoli gesti di affetto; forse ci manca poco perché si manifesti il buon vino.
Il vino è simbolo dell’amore.
Anche alla Chiesa di oggi, alla nostra Chiesa, tante volte manca il buon vino, manca la gioia del Vangelo. La gioia del Vangelo viene dall’amore di Dio riversato su di noi, nei nostri cuori dallo Spirito Santo. La gioia del Vangelo è dono di Dio; è Dio che si comunica a noi come amore, come gioia di vivere …
Il racconto del Vangelo dice che nessuno si accorge della mancanza del vino: né i servitori, né il capo del banchetto, né gli invitati, né, tanto meno, lo sposo. È una cosa strana.
Solo una persona, Maria; solo lei si accorge.
Quando viene a mancare il vino, cioè viene a mancare l’amore, la gioia; la festa della vita finisce.
Maria se ne accorge per prima, perché conosce l’amore meglio di tutti, perché ne ha provato il gusto, il sapore.
Ci domandiamo: perché Maria si accorge che sta per mancare la gioia al banchetto?
La risposta è semplice: perché la Madonna questa gioia del Vangelo ce l’ha. Avendola in sé, ha una istintiva sensibilità per capire dove non è presente.
Maria, piena di Spirito Santo, avverte subito quando e dove manca all’uomo la gioia dello Spirito., l’amore nella vita.
Ecco una prima cosa la Madonna dice a noi e alla nostra Chiesa: quando si è pieni della gioia del Vangelo ci si sente subito mossi verso chi non l’ha.
È fondamentale prendere coscienza della gioia che ci manca e invocarla da Dio per intercessione di Maria, ma dobbiamo anche prendere coscienza della gioia che per grazia di Dio abbiamo, perché quando la sentiamo in noi ci accorgiamo subito dove manca e ci nasce la vogliamo di trasmetterla
Se non abbiamo questa gioia del Vangelo, non abbiamo nulla da dire agli altri, i nostri rapporti si esauriscono, finiscono; la comunità cristiana invecchia, non dice nulla a nessuno, si chiude nei suoi riti e nei suoi gesti che parlano un linguaggio oggi incomprensibile.
La prima radice di una comunità missionaria è di essere, come Maria, piena di Spirito Santo, piena della gioia del Vangelo.
Maria si rivolge a Gesù
La Madonna quando avverte che manca il vino, la gioia, l’amore e sta per scoppiare la tristezza, di rivolge a Gesù: Non hanno più vino.
Non si mette in mezzo lei, ma fa intervenire Gesù.
Non siamo noi a dare la gioia, non è la Chiesa a dare salvezza.
Dobbiamo chiedere a Gesù di intervenire, dobbiamo mettere gli altri in contatto con lui. Lui è la sorgente della gioia, dell’amore.
Gesù è lì, è invitato alle nozze. Attende che qualcuno lo muova, come ha fatto Maria, che qualcuno lo faccia sentire presente, gli dia spazio.
Gesù è già in attesa nel cuore di ogni uomo , di ogni donna.
Spesso il clima delle nostre comunità è pesante, incapace a muoversi perché vogliamo fare tutto noi, andiamo a cercare tante cose e facciamo affidamento su tanti mezzi che lasciano il tempo che trovano, mentre è Gesù che cambia l’acqua in vino, che dà la gioia del banchetto.
Maria crede a un amore capace di coinvolgere
Maria va dai servi, li cerca, li raccoglie, parla loro.
Maria è la presenza che apre, che coinvolge altre persone: Gesù, i servitori, i commensali, il maestro di tavola e alla fine i discepoli.
Maria è la donna delle relazioni aperte e creative, che non si isola.
Maria nel Vangelo non appare mai sola, è donna di incontri e ci chiede di essere così nella famiglia, nella comunità, nella società civile.
Mai isolati, mai senza gli altri, sempre creatori di relazioni.
Questo è il percorso perché scorra buon vino, vino di fraternità sulle tavole del mondo, per una cultura della solidarietà.
Maria crede a un amore che si prende cura
Disse ai servi: fate quello che vi dirà.
Sono le ultime parole di Maria nel Vangelo, poi, lei scompare dietro le parole del figlio, non parlerà più.
Sono il suo testamento e come ogni testamento, deve essere legge carissima ai figli, a ogni figlio.
Che cosa poteva dire Maria di più forte?
“ Fate quello che lui ha detto.
Fate il Vangelo, fate cose da Vangelo, fatelo tutto intero. Fate la sua Parola, cioè agite, impegnatevi, realizzate quella Parola, non è finita.
Fare il Vangelo è la strada per reintrodurre l’amore nel mondo e nella casa, anche quando sembra impossibile: quell’amore che si estende sul figlio che ha sbagliato, sul coniuge che ha ingannato, sull’anziano che ha perso il senno, sul familiare malato; amore che ama per primo, che ama in perdita, che ama senza pretendere il contraccambio, amore di Vangelo.
Maria è la donna che non si rassegna davanti alla crisi di Cana; è la donna che ci mostra che c’è una legge fondamentale per cui le cose possono andare dal piccolo al grande, dal debole al forte, dall’acqua al vino, in tutte le situazioni.
È la legge della speranza.
Allora possiamo ripartire e riempire di nuovo le anfore vuote della vita: la strada è tracciata dalle sue ultime parole: Fate quello che vi dirà.
Ma io che cosa posso portare al Signore?
Come i servi di Cana solo acqua, nient’altro che acqua.
Eppure Lui la vuole tutta e vuole proprio quella …
Vuole la mia povertà, quello che sono ..
Sarà Lui a mutare questa semplice acqua nei migliori dei vini.
Lui è il Rabbì esperto in banchetti, che allieta i poveri; è un Dio che sta dalla parte del vino, della festa; un Dio felice che dà il piacere di esistere e di credere.
Senza Maria a Cana il volto di Dio sarebbe diverso, i suoi gesti e le sue Parole sono svelamento del volto felice di Dio
La salvezza viene perché Lui mi ama, non perché io lo amo.
Dio è attento al vino finito, alla lucerna dalla fiamma smorta, al bastone incrinato. Maria ci aiuta a cambiare la nostra immagine di Dio, ci mostra che a Dio interessa la nostra felicità e che questa gli sta a cuore più ancora della nostra fedeltà.