Catechesi adulti - 17 novembre 2016
CHIAMATI A FARE L'ESPERIENZA
DELLA VISITA PASTORALE
La visita pastorale
Abbiamo la Visita Pastorale: martedì 22 novembre l’Arcivescovo incontra le parrocchie del nostro territorio.
Dice il Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi: “ La Visita Pastorale è una delle forme con le quali il Vescovo mantiene i contatti personali con il clero e gli altri membri del popolo di Dio per conoscerli, dirigerli, esortarli alla fede e alla vita cristiana…La Visita Pastorale è un’azione apostolica, un evento di grazia che riflette, in qualche modo, le grandi visite di Dio ai Patriarchi e ai Profeti e, soprattutto, la visita con la quale Gesù ha redento il suo popolo…Il Vescovo viene a visitare la parrocchia per conoscere, animare, confermare, correggere…
La Visita Pastorale deve essere vissuta come un evento di grazia, come una grande esperienza di fede.
1) Dobbiamo vigilare perché la Visita Pastorale non diventi un adempimento burocratico con il rischio di curare l’apparenza e l’esteriorità e non mettere a fuoco i problemi, le domande, le difficoltà, le scelte urgenti che la pastorale della nostra parrocchia, oggi, domanda
2) Dobbiamo far si che la Visita Pastorale diventi per la nostra parrocchia un’occasione per rileggere il cammino che ha percorso in questi anni, in particolare, a partire dall’ultima visita pastorale, per fare ordine, fissare le priorità, ripartire da Dio..
3) Dobbiamo fare in modo che questa Visita Pastorale diventi l’occasione per incominciare a mettere in atto il progetto pastorale che il Consiglio Pastorale ha fatto, lavorando un anno intero, cioè
*Tenere presente l’obiettivo del progetto che è quello di mettere l’Eucaristia al centro della vita e della missione della parrocchia per costruire e far vivere su questo territorio una Chiesa tra le nostre case, vicina alla vita quotidiana della gente, una Chiesa di tutti, che non dimentica nessuno, accessibile a tutti, capace di dialogare con le esperienze vere della gente; una Chiesa che sia sale della terra, luce del mondo, città sul monte, lampada sul candelabro. L’Eucaristia fa dell’umanità un popolo nuovo secondo il disegno di Dio. Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere questa forza plasmatrice dell’Eucaristia e disporsi a lasciarla operare in noi. (cfr. domanda la cura della celebrazione dell’Eucaristia della domenica come momento centrale, dove la vita della parrocchia arriva e riparte))
*Avere a cuore la formazione delle persone: offrire momenti precisi di formazione e di crescita nella fede, di preghiera, per tutti, perché, chi lo desidera, non debba cercare altrove quello che è necessario per una vita spirituale a pieno titolo. Se per essere cristiano bisogna cercare una fonte spirituale lontano dalla vita ordinaria, quotidiana, fuori dalla parrocchia, allora la fede diventa un privilegio di pochi e una occasione perduta per i più. ( Cfr. il Calendario degli incontri della parrocchia, la cura delle celebrazioni liturgiche) Questi momenti vanno valorizzati. Dobbiamo ricordare anche la regola del cristiano adulto indicata di E. Bianchi che abbiamo indicato negli esercizi e scritta nel notiziario
*Dare un’attenzione particolare alle persone in difficoltà, alle povertà, alle sofferenze della gente. La povertà, la sofferenze non va soltanto guardata, , ma va attraversata, condivisa. Dalla Eucaristia nasce la carità della parrocchia ( Cfr. gruppo caritas. laboratorio compiti insieme…)
Il nostro proposito è di portare Gesù e il suo amore ai più poveri tra i poveri, indipendentemente dalla loro estrazione morale o dalla fede che professano. Il nostro metro per soccorrerli non è la loro fede, ma il loro bisogno. Noi non tentiamo mai di convertire al cristianesimo quelli che aiutiamo, ma nella nostra azione portiamo la testimonianza della presenza di amore di Dio, e se per questo cattolici, protestanti, buddisti o agnostici diventano uomini migliori, semplicemente migliori, siamo soddisfatti. Crescendo nell’amore saranno più vicini a Dio e lo troveranno nella sua bontà…..(Madre Teresa)
*Prendere seriamente in mano il discorso educativo, cioè l’attenzione all’oratorio. In questo campo non possiamo essere qualunquisti, perché con il qualunquismo non “cresce” nessuno. L’attenzione educativa domanda non tanto di fare cose straordinarie con le quali cercare di fare colpo o di attirare, ma perseveranza, cioè la pazienza della semina, il crescere nel tempo. (Cfr. la comunità educante)
*Coltivare nella parrocchia relazioni belle: il Clima che si respira nella comunità deve essere un clima accogliente verso tutti, mai di giudizio. Se le relazioni sono belle, la comunità è bella; se le relazioni sono bloccate, distorte, la vita di una comunità è bloccata, distorta.. Occorre coltivare relazioni che si fanno carico della vita della gente; relazioni che vincono l’indifferenza e la solitudine.
Dobbiamo costruire una comunità dal volto umano, ricca di umanità, che apprezza e valorizza tutto ciò che è umano; anche le nostre celebrazioni devono essere ricche di umanità, devono parlare al cuore e alla vita della gente, devono attraversare i fatti e gli avvenimenti della vita …
È necessario evitare il rischio di credere che la comunità parrocchiale possa annunciare il Vangelo senza coltivare relazioni. Oggi viviamo in un individualismo esasperato che rende l’aria irrespirabile e gli ambienti senza vita. Non bastano i discorsi, occorre far incontrare la gente, i giovani, i ragazzi con la vita di una comunità parrocchiale dove c’è amore e passione per Dio e per l’uomo, dove c’è la capacità di leggere il presente, i segni del tempo, il cambiamento che ci incalza; dove c’è la capacità di non rinchiudersi fra le mura solide del tempio, ma di uscire e andare per le strade, raggiungere e incontrare l’uomo là dove vive, ama, soffre.
4) Vogliamo che la Visita Pastorale diventi l’occasione per riconsegnare al vescovo e alla Chiesa diocesana la nostra comunità parrocchiale, perché vogliamo camminare in sintonia e in comunione con la nostra Diocesi.
La parrocchia è una Chiesa viva
La Visita pastorale ci dice che dobbiamo scommettere sulla parrocchia. La parrocchia è una Chiesa di tutti, per questo è chiamata a mantenere e a vivere una continua dialettica. Dialettica significa paradosso da rispettare, non da risolvere. La dialettica è fatta di due opposti: ogni opposto crea, , preserva, regola e nega l’altro. I due opposti si richiamano, ma non si sovrappongono, stanno tra loro in una relazione dinamica. Per l’impossibilità di sovrapporre i due opposti, la dialettica non si acquieta mai. Mantenere e vivere una situazione dialettica non è facile: c’è sempre la tentazione di eliminare un opposto o di integrarlo totalmente nell’altro, se questo avviene ne va di mezzo è la vita stessa della parrocchia.
Ecco alcune dialettiche della vita della parrocchia:
1) Parrocchia e Decanato. E’ la dialettica che deve guidare l’agire pastorale della parrocchia. Il decanato non è una super parrocchia, ma è una comunione di comunità parrocchiali che hanno una propria identità, una propria vivacità. Il decanato aiuta a vivere la pastorale d’insieme, impedisce alla parrocchia di rinchiudersi, ma deve salvare l’identità di ogni parrocchia.
2) Convenire e Andare. E’ la dialettica che fa pulsare il cuore della parrocchia. La vita della parrocchia è mossa da questi due movimenti: un movimento verso l’interno: convenire attorno a Gesù, alla sua Parola, all’Eucaristia; e un movimento verso l’esterno: andare, annunciare a tutti il Vangelo, cercare la pecorella smarrita, accorciare le distanze, farsi prossimo, costruire relazioni…
La parrocchia è una comunità che è radunata dal Signore Gesù, ma è una comunità mandata sulla strada; è una comunità che si raduna ed esperimenta la comunione, la fraternità, ma è una comunità che va, che entra in dialogo con il mondo. I cristiani devono sempre andare e tornare.
3) Pochi e Molti. E’ la dialettica che guida la parrocchia ad essere una Chiesa non elitaria, ma una Chiesa accessibile a tutti. In una società complessa e pluralista si diversificano i modi e i gradi di appartenere alla comunità cristiana.
Oggi la comunità cristiana vive una situazione di minoranza. Il numero di coloro che frequentano la messa della domenica è ridotto. La nostra situazione di Chiesa è quella di una minoranza impegnata e motivata che porta il peso di una maggioranza che compie talvolta qualche gesto religioso per abitudine e non per convinzione profonda e personale…. Se leggiamo questa situazione, possiamo dire che la Chiesa è oggi, quello che Gesù chiamerebbe piccolo gregge, un minuscolo seme, un pugno di lievito.. (Martini)
In questa situazione è necessario che la parrocchia coltivi una tensione dialettica tra i pochi e i molti, dove i pochi sono per i molti e i molti devono aspirare all’idea dei pochi. E’ una tensione che vivifica, sostiene, muove la comunità, perché coglie la dialettica tra il dono gratuito di Dio che non chiede contropartita e offre la salvezza a chiunque l’accetti e l’adesione a un gruppo deciso a prendersi cura anche della fede degli altri. Naturalmente il gruppo che si prende cura della fede degli altri non deve pretendere di rendere gli altri identici a sé: piuttosto cerca di rispettare ciascuno nella sua libertà e secondo le sue possibilità. (Martini)
4) Persona e Comunità; dimensione personale e dimensione comunitaria. E’ la dialettica che guida la parrocchia a diventare una comunità dal volto fraterno, una comunità alternativa.
Oggi siamo chiamati a passare da un cristianesimo di tradizione a un cristianesimo di convinzione. Due sono le dimensioni da coltivare sempre.
La dimensione interiore: la cura dell’interiorità, del primato della persona. Nella persona umana decisivo è il cuore: è il luogo delle decisioni libere, degli affetti profondi che cambiano la vita. Tutta la vicenda umana si gioca nell’intimo dell’uomo. La parola di Dio è destinata al cuore dell’uomo. Da qui la fondamentale importanza del silenzio, della preghiera, della meditazione…
Ma accanto all’interiorità è necessario coltivare la dimensione comunitaria della vita. Infatti la vita cristiana nasce dalla comunione, respira la comunione e tende alla comunione: una comunione con Cristo e con i discepoli. Questa comunione ci fa sentire parte di una comunità, e introduce in un cammino che conduce verso la comprensione più profonda di Gesù.
5) Pregare e Fare. Azione Contemplazione. E’ la dialettica che guida la spiritualità del cristiano. Il cristiano è uno che prega, è un contemplativo, ma il cristiano deve servire il suo prossimo, deve compiere le opere belle che rendono gloria al Padre. Il fare pastorale della parrocchia, non è attivismo, non è proselitismo, ma diffusione del modo di vivere, di fare e di scegliere di Gesù.
6) Solitudine e relazione. Nel mondo, ma non del mondo. E’ la dialettica che deve guidare la presenza della parrocchia sul territorio.
La relazione per essere vera domanda la solitudine. Solo chi non teme di stare solo e di scendere nella propria interiorità, sa affrontare l’incontro con l’alterità.
La parrocchia deve vivere momenti di solitudine per abitare il territorio.
L’incapacità di abitare nella propria vita interiore diviene anche incapacità di creare e vivere relazioni solide, profonde, costruttive. La solitudine è essenziale alla relazione, consente la verità delle relazioni.
7) Povertà e Amministrazione dei beni. E’ la dialettica difficile che guida la parrocchia a credere nel primato dell’Evangelo. Alla Chiesa servono strutture, la parrocchia possiede dei beni che deve amministrare. Si può correre il rischio di fare affidamento sulle cose e negare il primato di Dio, negare che è Lui a prendersi cura del suo popolo. E’ necessario guardare a Gesù che non aveva dove posare il capo (Mt.8,20). La dignitosa austerità e semplicità di Gesù è un richiamo incessante per la parrocchia a verificare il suo rapporto con le cose, con i beni materiali di cui è necessario servirsi senza diventarne servi.
La parrocchia deve utilizzare e apprezzare le cose piccole e umili, le strutture semplici che lasciano ancora spazio alla creatività dello Spirito e non appesantiscono il suo cammino.
8) Escatologia e Storia. Le cose ultime e le cose penultime. E’ la dialettica che insegna alla parrocchia a fare discernimento tra l’essenziale e l’accessorio. La parrocchia deve promuovere un orizzonte grande, quello escatologico, quello della venuta di Cristo, della vita eterna, per togliere la gente dall’affanno e dalla chiusura dei litigi continui e insolubili del presente.
Soltanto chi apre il suo orizzonte ai beni definitivi, riesce a valutare meglio anche i beni penultimi. Solo guardando alla vita eterna è possibile tenere lo sguardo vigile e impegnato sulla storia.
Vedendo la terra dall’alto, possiamo distinguere l’essenziale dall’accessorio e optare per ciò che vale.
La storia di una comunità è importante.
Deve essere raccontata senza stancarsi, deve essere scritta e riscritta.
Facciamo così in fretta a dimenticare quel che Dio ha fatto per noi.
Dobbiamo ricordarci tutti i momenti che Dio è all’origine di tutto
e che Lui ha vigilato con amore sulla comunità.
È così che noi ritroviamo la speranza e l’ardimento
di cui abbiamo bisogno per affrontare nuovi rischi
(Jean Vanier)