Beati i miti - SdP 1 marzo 2018

Catechesi adulti

Scuola della Parola - 1 marzo 2018
Beati i miti

 

Le Beatitudini

            Le Beatitudini che stiamo meditando, da una parte sono il ritratto di Gesù povero in spirito, mite e misericordioso , assetato e uomo di pace, affamato di giustizia e con la capacità di accogliere tutti; dall’altra parte sono più che una legge, rappresentano un audace marcatore di identità, disegnano un’arte di essere qui e ora discepoli di Gesù; tracciano e illuminano il cammino ecclesiale e umano molto concreto che dobbiamo percorrere.

Oggi è facile lasciarci influenzare dalla grande e terribile barriera dell’indifferenza. Non basta un cristianesimo di sopravvivenza o di manutenzione: credente non è chi è sazio di Dio, ma chi ha sete e fame di Dio.

I miti.
            La terza Beatitudine riguarda la mitezza ed è particolarmente interessante approfondire questo atteggiamento che in genere, oggi, si ritiene poco popolare.
Il termine “mitezza”, infatti non solo non è usuale nel nostro linguaggio, ma quando lo si impiega si intende attribuirgli una certa sfumatura negativa, confondendolo con debolezza, facile accondiscendenza, oppure con l’imperturbabilità propria di chi si controlla magari per calcolo, per capacità politica.
Talora si evoca addirittura l’uomo che si lascia facilmente imbrogliare, che non riesce mai a cavarsela.
            Mite, invece, è un aggettivo che definisce una persona che sa essere calma, pacata e gentile, quando parla, quando discute e difende la sua verità, persino quando corregge e rimprovera.
La mitezza definisce il profondo della persona.
È una qualità interiore che si manifesta in tutti i rapporti.
Il mite trova la forza all’interno della verità in cui crede. Non ha bisogno di cercare abbellimenti esterni per convincere, non cerca segni di potenza che la logica mondana spesso cerca.
            Mite è soprattutto Dio. La sua rivelazione convince con la forza del suo amore, con segni che colpiscono per la loro bellezza, la loro umiltà, la loro discrezione. La mitezza di Dio affascina e convince.
Dio ama, e proprio perché ama, lascia liberi.
        Chi è mite si rivela e si propone, ma non priva mai della libertà dell’ascolto. La mitezza è la virtù di chi cerca la forza capace di convincere della bellezza di ciò che crede e dice.
La ragioni per capire sono interne a ciò che si afferma, non esterne.
La mitezza è rivolta a tutti; anche all’avversario, allo straniero.
La mitezza è sempre piena di speranza, oltre che di rispetto.
Sa che a vincere sono sempre la verità e l’amore. Non sente mai il bisogno di ricorrere alla violenza, nemmeno per difendere Dio.
La violenza non è mai di Dio.
Beati i miti ( Mt. 5,5)
            La mitezza è la virtù di chi non avanza pretese di dominio nei confronti degli altri.

Uno sguardo alla Parola di Dio.
            Nel Salmo 37,10 si legge: Ancora un poco e l’empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace.
I miti sono considerati benedetti, amati da Dio, contrapposti agli empi ai peccatori. Con i miti vengono citati i miseri, i giusti, i fedeli, all’opposto stanno i malvagi, gli empi, i peccatori
            Il profeta Zaccaria annuncia il Messia come re mite che cavalca un asino, non un cavallo da guerra.
Esulta grandemente, figlia Sion, rallegrati, figlia di Gerusalemme! Ecco giunge il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, è mite e cavalca un asino (9,9)
È un’immagine che l’evangelista Matteo applicherà a Gesù stesso.
            Anche la 1 lettera di Pietro raccomanda di fuggire ogni arroganza, soprattutto quando siamo chiamati a rendere ragione della nostra fede.
Se poi, doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Adorate Cristo Signore nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere  a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi (3,15)
La missione è sempre priva di ogni arroganza.
Nei Vangeli è solo Matteo che parla esplicitamente di mitezza..
Il Vangelo di Matteo viene chiamato il Vangelo della mitezza.
S. Matteo ne parla esplicitamente tre volte.
La prima volta nelle Beatitudini: beati i miti perché erediteranno la terra.
I miti, i mansueti assomigliamo a Gesù, sono coraggiosi, si compromettono, suscitano problemi e anche disagi, non sono indifferenti, ma non ricorrono alla violenza, perché sanno che Dio è dalla loro parte: affidano la loro difesa a Dio e hanno fiducia nell’amore, nella verità, nella giustizia.
Credono nella forza della verità, nella forza del bene.
Non pretendono che gli altri non ricorrano alla violenza, ma loro non ne fanno uso, perché vogliono proclamare la fiducia in Dio e l’amore del prossimo, anche in situazioni disperate.
La mitezza è elencata tra le virtù ( le Beatitudini ) che definiscono il vero cristiano e, prima del cristiano rivelano lo stesso Gesù.
I miti assomigliano a Gesù.
Volendo  indicare il significato della vita di Gesù, Matteo ricorre alla figura del servo del Signore di cui parla il profeta Isaia (Is. 42,1-4) .
            Ecco il mio servo che io ho scelto, nel quale mi sono compiaciuto .
Porrò il mio spirito sopra di Lui e annuncerà la giustizia alle genti.
Non griderà non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta finché non abbia fatto trionfare la giustizia. Nel suo nome spereranno le genti ( Mt. 12, 18-21)
La missione di Gesù è come quella del Servo del Signore e il suo scopo è quella di far trionfare la giustizia.
Ma l’intera missione avviene in un clima di rispettosa discrezione, senza nessun chiasso inutile e invadente, senza nessuna contrapposizione: tutte cose che spesso accompagnano le nostre iniziative.
La potenza del Servo Gesù è invece mite ( non griderà) e rispettosa dello stoppino dalla fiamma smorta. Lo riattizza, non lo spegne.
            Un secondo testo di Matteo lo troviamo in 11,28-29.
Gesù dice: Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e troverete ristoro per la vostra vita., prendete il mio gioco sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore.
Nel contesto storico del tempo di Gesù gli affaticati e gli oppressi erano coloro che si sentivano smarriti di fronte alla dottrina difficile e sottile dei rabbini, Gesù invita a cercare altrove, cioè nel suo Vangelo e nel suo esempio la vera volontà di Dio. Una volontà esigente, ma anche semplice alla portata di tutti. Gesù si definisce mite e umile di cuore.
Umile indica l’atteggiamento obbediente di Gesù nei confronti del Padre.
Mite indica l’atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini, un atteggiamento coraggioso, ma non violento, misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo.
            Un terzo testo è l’entrata di Gesù in Gerusalemme  seduto su un asino ( Mt, 21,5) Riprende l’immagine del profeta Zaccaria.
Gesù entra in Gerusalemme come un Messia mansueto e pacifico.
        Anche S. Giacomo parla della mitezza nella sua lettera quando raccomanda: liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata  che è stata piantata in voi ( 1,21).
S, Giacomo dice che occorre accogliere la Parola più che ascoltarla.
Accogliere è molto di più che ascoltare: significa fare proprio ciò che si ascolta e contiene una nota di cordialità.
Accogliere significa offrire ospitalità, fare spazio a qualcuno in casa, in se stessi, nel proprio cuore.
S. Giacomo poi precisa che si deve accogliere la Parola con mansuetudine che è un atteggiamento esattamente contrario alla collera.
La mansuetudine è la docilità, la pacatezza, l’assenza di ogni spirito polemico
        È soprattutto S. Paolo che ricorda la mitezza come atteggiamento del cristiano perfetto, anzi di Cristo stesso, uomo perfetto.
            * Nella seconda lettera ai Corinti (10,1), S. Paolo esorta i cristiani per la benignità e la mitezza di Cristo
            * Nella lettera ai Galati (5,22) la mitezza è compresa nel frutto dello Spirito santo nella vita del cristiano e significa mansuetudine, mano leggera nel punire, benevolenza, pazienza verso gli altri.
            * Nella lettera agli Efesini (4,32) e nella lettera ai Colossesi ( 3,12), la mitezza è uno dei comportamento derivanti dalla vocazione cristiana, è l’abito dell’uomo nuovo in Cristo

I miti erediteranno la terra
            Gesù promette ai miti il possesso della terra. È sicuramente la terra dei santi in cielo, ma anche la terra di oggi chiamata ad essere  modellata dalla forza del Regno già presente in mezzo a noi.
La rinuncia alla vendetta, la rinuncia alla sopraffazione, alla prepotenza fa trovare al cristiano, in ogni occasione, la via per aprire spazi alla misericordia della verità, alla costruzione di un nuovo volto di società.
Mitezza è la capacità di cogliere che nelle relazioni personali che costituiscono il livello propriamente umano dell’esistenza, non ha luogo la costrizione o la prepotenza, ma è più efficace la passione persuasiva, il calore dell’amore.
            Naturalmente la mentalità evangelica della mitezza matura solo lentamente. Bisogna passare per molte prove, delusioni, amarezze, sconfitte per capire che la violenza di ogni tipo è alla fine sempre perdente.
Il messaggio di Gesù propone il coraggio della non violenza.
E’ necessario coltivare dovunque lo spirito di dolcezza, di mitezza e di pace.
Occorre mettersi  davanti al Crocifisso, per ascoltare il grido di Gesù in croce: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.
Sotto la croce si impara che cosa è la mitezza.
La mitezza è arrenderci alla bontà di Dio che ha in mano la nostra vita.
Dice il card. Martini: Mite è colui che non pretende  di avere sempre l’ultima parola nelle discussioni.
Mite è colui che non risponde al male con il male. Per male non si intende solo la violenza fisica, ma pure quelle piccole malignità della conversazione a cui si è spesso tentati di rispondere con altrettante piccole cattiverie.
Questo è contro la mitezza cristiana, contro lo spirito di pace, contro l’umiltà vera; offusca il cuore, aggrava la mente, impedisce la preghiera …
Per vivere la mitezza occorre soprattutto una grande attenzione a coloro che sono deboli, che sono dei miti per natura perché incapaci di difendersi.

Una conclusione
            La mitezza non è mancanza di coraggio. È il contrario.
Non è segno di un autorità che si impone. Non è difesa violenta della verità.
La mitezza è il vero coraggio della verità, che non ricorre in nessun modo alla violenza, né all’arroganza per imporsi.
L’uomo vero e quindi il vero discepolo di Gesù è mite con tutti, anche quando è chiamato ad ammonire gli oppositori.
La mitezza è forte, non debole. È forte perché conta sulla forza della verità, dell’amore, non sulla potenza del mondo e sugli schemi che vogliono dominare per se stessi.

Che cosa dice a me e alla mia vita questa beatitudine?
Che cosa rispondo a questa beatitudine?