
Scuola della Parola adulti:
IN ASCOLTO DI DIO EDUCATORE
7 febbraio 2013
Vogliamo metterci in ascolto di Dio e della sua Parola.
Vogliamo guardare a Dio educatore.
Guidati dallo Spirito Santo, contempliamo come Dio educa il suo popolo e preghiamo perché impariamo a comprendere che è Lui il grande educatore della nostra vita, a lui dobbiamo continuamente guardare.
Leggiamo Deuteronomio 32,10-12.
Egli trovò il suo popolo in una terra deserta, in una landa di ululati solitari
Lo educò, ne ebbe cura, lo circondò, lo allevò,
lo custodì come la pupilla del suo occhio.
Come aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati,
egli spiegò la sue ali.
Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun Dio straniero.
Una piccola lectio.
Questo brano del cantico di Mosè dice una persuasione costante della Scrittura: Dio è il grande educatore del suo popolo..
Il castigo più terribile che potrebbe colpire gli uomini della Bibbia è di sentirsi abbandonati dalla guida amorevole, sapiente, instancabile di Dio.
L’azione educativa di Dio
1) comporta momenti di rottura con il passato (l’uscita dalla terra deserta, dalla landa di ululati solitari)
2) Si compie attraverso una crescita progressiva, fatta di gesti di attenzione e di amore ( lo educò, ne ebbe cura …)
3) Comporta un rapporto profondo di Dio con il popolo che accompagna, che eleva (lo sollevò sulle sue ali)
4) Esige una fiducia assoluta e incondizionata ( il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun Dio straniero
Una domanda.
Come Dio concretamente educa il suo popolo e ciascuno di noi?
Sinteticamente possiamo dire che quella di Dio è un’educazione personale e insieme comunitaria, graduale e progressiva, con momenti di rottura e salti di qualità, conflittuale, energica, progettuale e liberante, inserita nella storia, realizzata con l’aiuto di molteplici collaboratori.
Quella di Dio è
1) Un’educazione personale e comunitaria.
Le singole persone sono educate, amate e rispettate nella loro individualità (ogni persona è un valore assoluto), ma il termine dell’educazione è la maturità dell’intera collettività.
Dio educa all’interno di una comunità e una comunità viene educata attraverso la maturazione di tutti i suoi membri.
La maturità di ciascuno di noi non si attua se non nella maturazione della comunità e la pienezza di sviluppo della comunità comprende e presuppone la raggiunta pienezza del singolo, di ciascuno di noi.
Dio è educatore di ciascuno di noi, ma sempre nel contesto di un cammino di popolo: Dio educa un popolo con una attenzione privilegiata al cammino di ciascuno.
La ragione penultima di questo cammino è la natura comunitaria della persona: è impensabile che una persona possa crescere senza una comunità.
La ragione ultima sta invece nel fatto che l’umanità è chiamata alla comunione con Dio: nell’Eucaristia si esprime in modo privilegiato la chiamata di ciascuno a formare con tutti gli altri un solo corpo, nell’unico Corpo di Cristo (cfr. 1 Corinti 10,17), a essere una cosa sola nella partecipazione alla comunione trinitaria. (cfr. Giovanni 17,21)
2) Un’educazione graduale e progressiva.
Gradualità significa partire dal punto dove ci si trova.
Dio trovò il suo popolo in una terra di ululati solitari.
All’inizio di ogni processo educativo c’è la domanda: “Adamo dove sei” (Gn 3,9)
È importante chiedersi dove sono?
Definire e farsi aiutare a definire il punto di partenza è sempre un primo passo per un cammino graduale.
Individuare il punto dove ci si trova aiuta a non rovesciarci addosso, nè a rovesciare sugli altri, passi troppo lunghi da fare che rischiano di appesantire e scoraggiare il cammino.
Trovato il punto di partenza, è importante, allora, individuare il passo successivo, quel passo che si può davvero fare.
Gesù alla bambina di 12 anni risuscitata non chiede alcun gesto, se non la semplice voglia di riprendere a vivere e dice ai genitori di darle da magiare (Mc.5,43); al giovane ricco che dichiara di osservare tutti i comandamenti, chiede il massimo: “Va’, vendi, vieni, seguimi!” (Mc. 10,21)
Occorre impedire la stagnazione, la ripetitività spirituale, ma nello stesso tempo occorre non scoraggiarsi con richieste sproporzionate, anche se è importante osare richieste audaci.
3) Un’educazione con momenti di rottura e salti di qualità
Dio ci educa anche con momenti di rottura.
Sono i momenti nei quali ci chiama alla conversione.
Le prime parole che Gesù dice nel Vangelo di Marco: “Il tempo è compiuto il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo.”
Il cammino educativo non è un semplice processo evolutivo che va dal meno bene al bene, dal bene al meglio, ma è fatto anche di momenti di rottura con il passato, di passaggi esigenti. Gesù al giovane ricco chiede:
“Va vendi quello che hai e dallo ai poveri, vieni e seguimi" ( Mc. 10,17-22)
Gesù non risparmia passaggi decisivi, non li ribassa, ha il coraggio di proporli, anche di fronte il rischio del rifiuto.
La scelta vocazionale e anche la fedeltà alla propria vocazione domanda spesso salti di qualità. ( Cfr. la chiamata dei discepoli lungo il lago, Mc.1,16-20)
4) Un’educazione conflittuale
Il cammino educativo non ha mai uno svolgimento tranquillo: è sempre segnato dalla resistenza e dalla ribellione.
Accanto all’obbedienza a Dio, ci sta anche la disobbedienza.
Se leggiamo alcuni salmi 88 (89); 105 (106); 106 (107) vediamo che la guida del popolo ha richiesto a Dio un’infinita pazienza, una continua ripresa, una progettazione instancabile del cammino.
Non di rado il popolo,(noi) non capisce l’azione di Dio nei suoi riguardi e allora se ne lamenta, come quando dice a Mosè: “Forse perché non c’erano sepolcri in Egitto, ci hai portati a morire nel deserto? .. Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare, e serviremo gli Egiziani?” (Esodo 14,11-12; 16.3; 17,3)
L’azione educatrice di Dio verso il suo popolo e verso di noi non si è svolta e non si svolge in situazioni facili e con esiti sempre favorevoli, ma è continuamente minacciata e insidiata dalla fragilità umana.
5) Un’educazione energica: la correzione
Dio nella storia della salvezza si mostra un educatore energico.
Non molle o accondiscendente, non rassegnato o fatalista, ma impegnato, deciso, capace anche di rimproverare.
Questa è una caratteristica che sembra scomparsa, oggi.
Ma se educare vuol dire aiutare ciascuno a trovare la propria strada, allora sono necessari, ogni tanto, delle correzioni di rotta.
Ascoltiamo che cosa dice la Parola di Dio.
Nell’’ultima delle sette lettere alle chiesa del libro dell’Apocalisse (3,19) a colui che viene chiamato “Angelo della chiesa di Laodicea,” viene fatto un solenne rimprovero: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo, né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo, né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”.
E dopo questo rimprovero dice il principio per cui viene fatto un così severo e irritante rimprovero: “Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati zelante e ravvediti” (Ap. 3,19)
La radice da cui nasce il rimprovero è l’amore.
Quando si ama poco, non si sa rimproverare.
Rimproverare non è il semplice buttare in faccia le colpe.
Rimproverare è smascherare le false certezze, smontare le ragioni fasulle.
Occorre molto amore e molta intelligenza.
Nell’educare, Dio non risparmia le maniere forti.
Nella lettera agli Ebrei (12, 5-7) si dice: “Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da Lui; perché il Signore corregge chiunque egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio:”
È necessario cogliere nelle prove della vita l’amorosa pedagogia di Dio.
6) Un’educazione progettuale
Dio non educa a casaccio, cioè con interventi educativi saltuari e sconnessi. L’azione educativa di Dio è sempre mirata, anche se non è sempre facile coglierne ogni volta il senso.
Vi sono pagine che evocano il sogno di Dio: “renderci santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (Ef. 1,5); è il “farci diventare figli di Dio” .. “da Dio generati” (Gv.1,13), partecipi della natura di Dio (2 Pt. 1,4)
Si ratta di giungere a quella pienezza personale che risplende nella vita e nella morte di Gesù, uomo perfetto.
Il punto di arrivo di ogni cammino umano è Gesù Cristo, nessuno potrà mai essere più autenticamente persona umana di Lui. Lo sguardo di ogni uomo e di ogni donna deve innanzitutto fissarsi su di lui, contemplare lui, imparare da Lui, imitare lui, seguire lui.. ( C.M. Martini)
7) Un’educazione inserita nella storia
L’azione educativa di Dio non è qualcosa che cade dall’alto, è concreta, inserita nella storia di ogni giorno.
L’azione educativa di Dio non è fatta solo di parole, ma anche di fatti, di detti e di azioni, di promesse e di adempimenti, di comandamenti e di correzioni.
La realtà è un fatto educativo di grande importanza: una realtà fatta di persone vive, di cose concrete, di situazioni quotidiane, di rapporti inevitabili, di lavoro faticoso … La realtà va ascoltata, va incontrata
Gesù per educare i suoi discepoli ha praticato il metodo della realtà, fatta di verità e di prassi, di Tabor e di Calvario…. Li inviava nella realtà quotidiana a compiere quello che avevano appreso; li mandava anche in mezzo ai lupi.
8) Un’educazione realizzata con l’aiuto di più collaboratori
Dice il salmo 126: Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” e S. Paolo: Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. ( 1Cor.3,6)
Dio è l’autore principale del processo educativo, ma questo non esclude, anzi esige il lavoro dei costruttori e degli agricoltori.
La Chiesa è la prima e la fondamentale educatrice del cristiano.
La Chiesa è madre: essa genera alla fede ed educa nella fede.
Al suo interno operano altri soggetti, tra i quali i genitori, i sacerdoti, tutti coloro che svolgono un compito educativo nella comunità
* Come mi sento educato accompagnato da Dio educatore?
* Che cosa devo fare per farmi educare da Dio?
don Enrico